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In foto La riunione del Consiglio nazionale di Federmanager tenutasi a Taranto il 19 giugno

 

La siderurgia primaria non è un retaggio del passato, ma una domanda urgente sul futuro industriale del Paese.

Federmanager lo afferma con chiarezza, ricordando che la questione non è “se l’acciaio serva ancora”, ma “come renderlo sostenibile, competitivo e pienamente compatibile con i territori e le comunità”. L’acciaio, sottolinea la Federazione, resta una materia prima essenziale per filiere strategiche come automotive, meccanica, difesa, infrastrutture, energia e costruzioni, e costituisce un pilastro della base manifatturiera italiana. Senza una capacità produttiva nazionale adeguata, l’Italia sarebbe esposta “a una crescente dipendenza dall’estero, con effetti diretti sulla competitività e sull’autonomia strategica”. Una sfida che non riguarda solo il Paese, ma l’intera Europa, chiamata a difendere la propria base industriale in un contesto segnato da concorrenza globale, costi energetici elevati e tensioni geopolitiche.
In questo quadro, Federmanager definisce Acciaierie d’Italia “un asset di rilevanza nazionale ed europea”. Lo stabilimento di Taranto, la più grande acciaieria a ciclo integrale del continente, a pieno regime può produrre fino a sei milioni di tonnellate l’anno, pari a un quarto della produzione siderurgica italiana. Attorno a questo polo, ricorda la Federazione, esiste “un ecosistema fatto di lavoratrici e lavoratori, imprese dell’indotto, competenze tecniche e manageriali e capacità produttive che incidono sull’intero sistema industriale”. È in questo contesto che Federmanager, non più di qualche giorno fa, il 19 giugno, ha riunito il suo Consiglio nazionale proprio nello stabilimento di Taranto, un gesto che la Federazione interpreta come “un segnale di attenzione verso un sito strategico per la competitività del Paese”.
La trasformazione di Acciaierie d’Italia richiederà investimenti rilevanti, innovazione tecnologica e un’accelerazione decisa sul fronte della sostenibilità ambientale, ma soprattutto la capacità di preservare e sviluppare competenze industriali e manageriali in grado di governare processi complessi. Federmanager non nasconde le criticità che hanno segnato la vicenda dell’ex Ilva, ma invita a superare “approcci ideologici e semplificazioni”, affrontando il tema con “rigore e responsabilità, perché si tratta di una questione di interesse nazionale”.
Allo stesso tempo, la Federazione chiede di riconoscere il percorso di trasformazione avviato negli ultimi anni. “Gli interventi su bonifiche, tutela ambientale, monitoraggi e adeguamenti autorizzativi hanno modificato in modo significativo il profilo del sito”, afferma la nota. Il miglioramento deve proseguire, ma non si possono ignorare “i progressi compiuti né gli sforzi introdotti per coniugare produzione, ambiente, salute e sicurezza”.
La vera sfida, secondo Federmanager, non è scegliere tra industria e tutela della salute, ma costruire “un modello di sviluppo in cui competitività industriale, innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e protezione delle comunità procedano insieme”. È la direzione intrapresa da tutti i principali Paesi industriali, e “l’Italia non può essere l’eccezione”. La capacità di produrre acciaio assume un valore che va oltre l’economia: significa autonomia strategica, resilienza delle filiere, sovranità industriale. Per questo, il futuro di Taranto “non riguarda soltanto un’azienda, ma l’intero sistema produttivo nazionale”.
C’è poi un punto che Federmanager considera decisivo: il patrimonio di competenze. “Impianti e capitali possono essere ricostruiti, ma il patrimonio di competenze industriali, tecniche e manageriali, se disperso, rischia di non essere più recuperabile”. È questo capitale umano, afferma la Federazione, a rappresentare uno dei principali fattori di competitività del Paese.
Federmanager conclude ribadendo la volontà di offrire il proprio contributo “con spirito costruttivo”, nella convinzione che “il rilancio della siderurgia italiana sia una delle grandi priorità della politica industriale dei prossimi anni” e che Taranto “possa e debba esserne uno dei cardini”.

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