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La vertenza Natuzzi torna a infiammarsi e lo fa alla vigilia di un nuovo confronto ministeriale, fissato per il 30 giugno, che arriva in un clima già appesantito da mesi di tensioni, annunci, retromarce e preoccupazioni crescenti tra i lavoratori del distretto del mobile imbottito.

Dopo gli allarmi lanciati dai sindacati nelle scorse settimane, le mobilitazioni a Laterza e a Santeramo, le richieste di chiarimento arrivate da Regione Puglia e Basilicata e le pressioni del Governo per un piano industriale credibile, la comunicazione inviata da Natuzzi il 26 giugno ha riacceso il malcontento nelle fabbriche e nelle sedi sindacali.
Le organizzazioni sindacali Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, insieme alle RSA e RSU di Puglia e Basilicata, hanno risposto con una nota durissima, indirizzata all’azienda e alle istituzioni coinvolte. «Il contenuto della comunicazione sta determinando, tra le lavoratrici e i lavoratori interessati, un diffuso stato di preoccupazione, tensione e forte disagio in relazione alle prospettive occupazionali e organizzative prospettate», scrivono, sottolineando come l’annuncio di possibili chiusure, sospensioni e trasferimenti sia arrivato prima del confronto sindacale già programmato. Una scelta che, secondo le sigle, rischia di compromettere «il necessario clima di serenità all’interno dei luoghi di lavoro» e di generare «ulteriori elementi di incertezza» in una fase già estremamente delicata.
La reazione dei sindacati è netta: «Siamo a intimare all’Azienda di sospendere e/o astenersi da qualsiasi iniziativa autonoma e unilaterale in merito alle chiusure e alle sospensioni delle unità produttive comunicate nella suddetta nota e al trasferimento di lavoratrici e lavoratori presso altre unità produttive». Una presa di posizione che arriva dopo settimane in cui le parti sociali hanno denunciato la mancanza di trasparenza, l’assenza di un piano industriale definito e il rischio concreto che la crisi del gruppo si traduca in un ridimensionamento strutturale del distretto.
Il contesto in cui si inserisce questa nuova frattura è quello di una vertenza che, negli ultimi mesi, ha visto alternarsi tavoli ministeriali, richieste di ammortizzatori sociali, appelli delle Regioni e mobilitazioni dei lavoratori. A maggio, il ministro Urso aveva chiesto all’azienda un piano industriale dettagliato, mentre i sindacati avevano parlato apertamente di «situazione drammatica» e di «assenza di prospettive». Le istituzioni locali, dal canto loro, avevano sollecitato un impegno chiaro per evitare la desertificazione industriale di un territorio che vive di questo comparto da decenni.
La nota del 27 giugno conferma che il clima resta teso. Le organizzazioni sindacali ribadiscono che ogni decisione unilaterale sarebbe «inaccettabile» e che il confronto del 30 giugno dovrà essere il luogo in cui l’azienda chiarirà definitivamente le sue intenzioni. «Ci riserviamo ogni ulteriore iniziativa a tutela dei lavoratori e delle prerogative sindacali», concludono, lasciando intendere che, in assenza di risposte concrete, la mobilitazione potrebbe tornare a farsi sentire con forza.
La vertenza Natuzzi, che coinvolge centinaia di famiglie tra Puglia e Basilicata, resta dunque uno dei dossier industriali più complessi del Mezzogiorno. E mentre si avvicina il nuovo tavolo romano, la distanza tra azienda e sindacati appare ancora ampia, con un territorio che attende risposte e un settore che rischia di perdere un altro pezzo della sua storia produttiva.

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