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La protesta degli inquilini Carim del 2019 (foto fornita dalla Cgil)

Di fronte a un milione e mezzo di famiglie in condizioni di grave disagio abitativo e oltre 350 mila nuclei in attesa da anni di una casa popolare, il voto di fiducia alla Camera sul Piano Casa del Governo certifica una risposta del tutto inadeguata e sbagliata.


E’ la posizione della Cgil nazionale sull’ultimo provvedimento che affronta il tema dell’emergenza abitativa e che, in fatto di critica, coincide con la situazione che nel tarantino assume connotati di maggiore gravità.
A denunciarlo è la segreteria confederale con Tiziana Ronsisvalle e il Sunia attraverso la voce del suo segretario provinciale Luigi Lamusta.
“Il disagio abitativo, il diritto alla casa, in questo piano governativo si trasformano da un’emergenza sociale ad un semplice affare per gli operatori privati – dice Tiziana Ronsisvalle – Un’operazione di mercato, non a caso salutata con favore dal mondo delle imprese del mattone, che però mal si concilia con la crisi del mercato del lavoro, l’esiguità di risorse e l’illegalità diffusa che rende paradossalmente più deboli coloro che chiedono la casa nel diritto”.
E la fotografia che giunge dall’emergenza abitativa nella provincia di Taranto conferma le preoccupazioni espresse dalla Cgil.
“A Taranto – dice Luigi Lamusta del SUNIA – a fronte di 500 regolari domande per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare in giacenza, ci sono circa 1300 nuclei famigliari che occupano alloggi in maniera abusiva, a volte solo per necessità. Tutto mentre oltre 12mila alloggi privati risultano sfitti da anni”.
Anche il dato degli sfratti è coerente con l’allarme lanciato dalla Cgil ionica.
“Nel 2025 sono stati circa 900 – dice ancora Lamusta – e la maggioranza dei quali sono le conseguenza di morosità incolpevole, ovvero persone che di colpo non hanno più potuto pagare perché nel frattempo avevano perso il lavoro e il mezzo di sostentamento delle loro esistenze”.
“Ci vorrebbero almeno 2600 nuovi alloggi per cominciare a mettere mano a questa emergenza – continua Tiziana Ronsisvalle – e invece siamo costretti ad assistere ad un continuo ed incessante lavoro sull’abolizione dei diritti o della solidarietà verso chi è momentaneamente in condizioni di difficoltà. Penso alla cancellazione da parte di questo Governo al contributo per la locazione e all’adozione di un Piano Casa nazionale che premia la rendita immobiliare e si prepara ad un’altra importante operazione di dismissione del patrimonio di edilizia pubblica”.
Eppure il caso della cartolarizzazione degli immobili ex Comune di Taranto dovrebbe insegnare che prima o poi le bombe esplodono con effetti deflagranti incredibili.
200 famiglie che tra gli stabili di San Giorgio e quelli di Taranto ormai dal 2005 (anno del passaggio di consegne dal Comune di Taranto alla società Carim), vivono nel limbo della precarietà, trattati come “occupatori abusivi”, malgrado le carte in loro possesso parlino di “assegnatari” e che negli anni non si sia mai saltato un appuntamento con il pagamento del canone mensile.
“Quì come Cgil e Sunia avevamo anche impugnato gli sfratti intimati nel 2019 – spiega Lamusta – sperando anche in un chiarimento giurisprudenziale rispetto alla condizione ibrida in cui si trovano quelli che noi continuiamo a chiamare assegnatari, perché in realtà se oggi queste famiglie sono più deboli rispetto alla società è solo perché il Comune di Taranto, malgrado continuasse a incassare gli oneri, non ha mai proceduto al rinnovo dei contratti 4+4”.
Al momento il Sunia sta cercando una soluzione anche grazie all’impegno assunto in Regione da alcuni consiglieri regionali.
“Il Comune ha già mandato le lettere per il pignoramento sul quinto della pensione di questi cittadini – dichiara ancora Ronsisvalle – ma non si capisce come mai non proceda ad un lavoro più organico rispetto ad una emergenza ormai dalle dimensioni abnormi”.
“Per gli abitanti delle palazzine Carim abbiamo chiesto l’aiuto a Regione e Arca Ionica – sottolinea Lamusta – ma è chiaro che senza un intervento del Comune tutta la situazione rischia di impantanarsi ancora, mentre le cartelle esattoriali e i canoni continuano ad arrivare”.

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