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Il Pumo è un manufatto in ceramica pugliese a forma di bocciolo di fiore (in particolare di acanto) circondato da foglie, simbolo di vita, prosperità e fecondità.
Non ha un inventore specifico, perché è nato nell'artigianato anonimo di Grottaglie (Taranto), traendo le sue origini decorative dai culti greco-romani dedicati alla dea Pomona. Il termine deriva dal latino pomum, che significa "frutto". Questo prodotto veniva originariamente posizionato sugli angoli dei letti a baldacchino per proteggere gli sposi e propiziare la fertilità. Dopo circa 2500 anni da quelle azioni di culto alla Dea Pomona (attorno al IV secolo a.C.), quando le originarie forme prototipiche si ispiravano alla pigna e ai frutti sacri della divinità adorata, proprio nella sua città materna, Grottaglie, Giuseppe Rosa, uno dei pochi maestri “capasunari” sopravvissuti, realizza il Pumo più grande del mondo. La sua opera verrà scoperta ed inaugurata sabato 11 luglio, alle ore 20, in via Crispi 72, davanti al punto vendita Rosa Creazioni, nel Quartiere delle Ceramiche di Grottaglie. L’evento, che avverrà alla presenza delle massime autorità locali e regionali, civili, militari e religiose, è promosso da Rosa Creazioni, promotore e sponsor dell’iniziativa, con coordinamento organizzativo e comunicazione a cura di APS Nura, presieduta da Sandra Santoro, e Wasabi design studio.
Il Pumo più grande al mondo è costituito di un pezzo unico che, dal prossimo 11 luglio, andrà a sottolineare moralmente la tradizione ceramica pugliese, che vede in Grottaglie il capoluogo regionale di questa antica arte figulina. Il manufatto si propone come nuovo simbolo identitario capace di attrarre visitatori da tutta Italia e dall’estero. «Questa mia opera unica al mondo, la dedico a tutti i grandi maestri della tradizione ceramica grottagliese, ai capostipiti dell’arte figulina locale che, nel corso dei secoli, hanno tramandato di generazione in generazione questo sapere, portando Grottaglie a essere riconosciuta capitale della ceramica pugliese» dichiara con orgoglio Giuseppe Rosa. La sua storia è quella di un creativo che ha iniziato a modellare l’argilla a soli quattordici anni. Oggi, a 63 anni e con mezzo secolo di esperienza, guida un’impresa che coinvolge figli, collaboratori e una squadra consolidata di professionisti. Una realtà produttiva strutturata, con due società operative, una rete commerciale in espansione e una presenza costante nei principali circuiti fieristici nazionali, e con una rete di vendite che attraversa il mondo.
La virtù manuale di Giuseppe Rosa, che negli anni ha saputo reinventarsi, generando brand attrattivi per l’interior design globale, resta il tornio, ovvero la macchina rotatoria attraverso la quale modellare la creta, andandola ad impastare e infine a cuocere in forno. «Terra, acqua e fuoco sono i tre elementi per una buona lavorazione ceramica» evidenzia Rosa, il quale, dopo aver immaginato all’inizio del 2026 il suo obiettivo di realizzare il pumo più grande del mondo, lo ha completato concretamente dopo circa 50 ore di lavorazione, «nelle quali – sottolinea il mastro artigiano - è stato fondamentale il supporto lavorativo del mio team, ed un tornio speciale che è stato realizzato ad hoc dall’azienda di Ciro Lenti Tecnolom».
Sabato 11 luglio, in un evento che valorizzerà il patrimonio artigianale ed enogastronomico grottagliese, la comunità locale e i turisti che spesso frequentano il quartiere della ceramica, potranno scoprire per primi il Pumo dei record. L'opera di Giuseppe Rosa – votata alla tradizione con la superficie della pancia color giallo e accolta dalle foglie verde rame - rappresenta un unicum a livello mondiale per dimensioni e complessità di costruzione, frutto di competenze manuali tramandate nel tempo e di un lavoro di ricerca estetica e tecnica sul materiale ceramico. Il maestro dell’argilla grottagliese, infatti, ha già lasciato in eredità il proprio sapere lavorativo. Il suo Pumo da guinness è il ponte tra il passato e il futuro artigianale.