CRONACHE TARANTINE
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La costa ionica vive una stagione di contrasti. Da un lato l’ascesa del turismo di fascia alta, con Leporano che svetta nelle classifiche dei principali portali di prenotazione grazie a ville, case vacanza esclusive e un’offerta sempre più ricercata.
Dall’altro, il mare “di casa”, quello dei tarantini, che torna al centro della vita cittadina ma porta con sé ferite antiche e problemi irrisolti.
Le marine di Leporano, Pulsano, Campomarino e San Pietro in Bevagna continuano a rappresentare il sogno estivo: acque limpide, spiagge curate, servizi in crescita. Nei weekend e nelle settimane centrali di luglio e agosto i prezzi lievitano, segno di una domanda che non conosce crisi. È la costa del lusso, delle vacanze programmate, delle famiglie che arrivano da tutta Italia. Soprattutto dal barese.
Ma c’è un’altra costa, quella che appartiene ai tarantini da sempre. Negli anni ’70 iniziò l’esodo verso la litoranea, lasciando indietro le spiagge urbane. Oggi, però, Taranto sta riscoprendo i suoi due versanti: viale del Tramonto da una parte, Lido Azzurro dall’altra. Un ritorno identitario, quasi un dovere civico, un gesto di riappropriazione del proprio mare.
Ed è qui che emergono le criticità più dolorose.
Lido Taranto: il simbolo che resiste
Nonostante i divieti di balneazione, il cantiere aperto e i segni evidenti del degrado, Lido Taranto continua a essere frequentato. È un paradosso che racconta molto: la città ha fame di mare, di un luogo semplice, vicino, accessibile. La spiaggia del Lungomare è interdetta per motivi di sicurezza, ma resta un punto di ritrovo, un luogo che i cittadini non vogliono abbandonare. Soprattutto per chi non ha un mezzo di trasporto ed ha difficoltà a raggiungere le fermate degli autobus.
La riqualificazione procede a rilento, e intanto la salute e la sicurezza restano un tema aperto. È l’unico arenile raggiungibile dal centro senza auto, ed è proprio questa sua unicità a renderlo un simbolo: Taranto chiede di poter vivere il proprio mare, non solo quello delle cartoline turistiche.
Le marine cittadine: bellezza e fatica
Nelle zone limitrofe, come Lido Azzurro e Lido Bruno, i residenti e i comitati denunciano carenze nei servizi di pulizia, accumuli di poseidonia non rimossa, problemi di decoro. Sono luoghi splendidi, ma fragili. Luoghi che raccontano una verità semplice: il mare non è solo un bene turistico, è un bene pubblico.
Un dovere civico
La costa ionica è un patrimonio che vive di due anime: il turismo che cresce e la città che resiste. Il lusso che avanza e il mare quotidiano che chiede rispetto. Taranto non può permettersi di perdere nessuno dei due.
Perché il mare, qui, non è solo un paesaggio.
È identità, memoria, futuro.
È un diritto dei cittadini e una responsabilità delle istituzioni.
Prendersi cura del mare non è un’opzione, è un dovere. Un dovere verso chi lo vive ogni giorno, verso chi lo sceglie per una vacanza, verso chi lo ricorda com’era e verso chi lo immagina come potrebbe essere.
Taranto sta tornando al mare.
Ora il mare deve tornare a Taranto.