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Sono cambiati i numeri. Non è cambiato il prezzo che cittadini, imprese e autotrasportatori continuano a pagare ogni giorno alla pompa.

Per questo Confartigianato Taranto torna sul tema dei carburanti. Non per ripetere una denuncia già formulata, ma perché i dati raccontano oggi una storia diversa da quella di poche settimane fa. Il petrolio è tornato sulle quotazioni precedenti alla crisi internazionale, lo stesso Governo ha riconosciuto pubblicamente l'esistenza di margini per una riduzione dei prezzi, eppure il beneficio atteso continua a non riflettersi in modo proporzionato sul costo del gasolio. Abbiamo quindi ricostruito l'intera evoluzione della crisi, mettendo a confronto l'andamento del Brent e quello del prezzo medio del gasolio. Il risultato è una fotografia che i numeri rendono difficile ignorare e che merita risposte altrettanto chiare. Prima dell'escalation internazionale, tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, il Brent oscillava intorno ai 70-72 dollari al barile, mentre il prezzo medio nazionale del gasolio self si attestava intorno a 1, 680 euro al litro. Con l'aggravarsi della crisi, tra marzo e aprile, il greggio è schizzato oltre i 100-105 dollari, raggiungendo punte vicine ai 120 dollari. La risposta del mercato è stata immediata: il gasolio self ha rapidamente superato i 2 euro al litro, arrivando a picchi medi di circa 2,033 euro a marzo e 2,153 euro ad aprile. Nel mese di maggio il Brent è rimasto stabilmente sopra i 100 dollari, mentre il gasolio si è attestato intorno ai 2,009 euro al litro. Da giugno lo scenario cambia. Il Brent avvia una progressiva discesa, passando da circa 99 dollari fino a tornare nell'area dei 73 dollari al barile, praticamente sulle stesse quotazioni precedenti alla crisi. Il prezzo medio del gasolio diminuisce molto più lentamente, oscillando tra 1,95 e 1,98 euro al litro, per attestarsi solo a fine mese a circa 1,90 euro. Nei primi giorni di luglio, con il Brent ormai stabilmente tornato tra i 70 e i 72 dollari al barile, termina la riduzione temporanea delle accise introdotta dal Governo. Il risultato è immediato:
il prezzo del gasolio torna addirittura a salire.
Questa non è una ricostruzione teorica. È la fotografia di ciò che cittadini, imprese e
autotrasportatori hanno pagato ogni giorno alla pompa. Quando il petrolio sale, il prezzo del gasolio corre. Quando il petrolio torna ai livelli di partenza, il gasolio sembra dimenticare la strada del ritorno. È questo il punto che chiediamo venga spiegato. Per alcune settimane i carburanti hanno beneficiato anche della riduzione temporanea delle accise. Eppure il costo del gasolio continua a rimanere sensibilmente più elevato rispetto alla fase pre-crisi e, venuto meno lo sconto fiscale, ha ripreso immediatamente a crescere. Se questa è la normale dinamica del mercato, qualcuno abbia la cortesia di spiegarla con chiarezza a cittadini e imprese.
Se invece esistono rigidità o distorsioni lungo la filiera, è interesse di tutti individuarle e correggerle.
Il Governo stesso ha parlato di margini ancora disponibili per ridurre i prezzi. Se questi margini esistono, dove si fermano? Perché non arrivano fino alla pompa?
Confartigianato chiede trasparenza. Vuole capire quanto incidano realmente il costo del greggio, la raffinazione, la distribuzione, la logistica, la fiscalità e i margini industriali sul prezzo finale del carburante. Da mesi sentiamo parlare di monitoraggi, verifiche e controlli. Quali risultati hanno prodotto? Se il sistema funziona correttamente, non dovrebbe essere difficile spiegare perché il petrolio sia tornato alle quotazioni pre-crisi mentre il prezzo del gasolio continui a mantenersi sensibilmente più elevato. C'è poi un altro elemento. Il prezzo medio del gasolio in Italia continua a risultare superiore alla media europea. Anche questo merita un approfondimento.
Ogni centesimo in più sul gasolio pesa sul trasporto delle merci, sul costo delle materie prime, dei servizi, delle consegne e, inevitabilmente, sul costo della vita. Per questo il prezzo dei carburanti non riguarda una categoria. Riguarda l'intera economia italiana. Ogni mattina migliaia di artigiani, piccoli imprenditori e autotrasportatori iniziano la giornata davanti ad una stazione di servizio.
Per loro quel pieno è il primo costo da affrontare. È il costo che determina la sostenibilità di un viaggio, di una commessa, di un'impresa. Gli autotrasportatori, quelli che ogni giorno fanno muovere l'economia italiana e consentono a merci, prodotti e servizi di arrivare ovunque, meritano rispetto. Meritano di poter lavorare con dignità e di portare serenamente a casa il pane per le proprie famiglie, senza sentirsi ogni mattina strozzati davanti ad una stazione di servizio. Per loro il gasolio rappresenta una delle principali componenti del costo d'impresa.
È davanti a quella pompa che Confartigianato ascolta ogni giorno una domanda sempre più ricorrente: "Ma allora ci stanno prendendo per i fondelli?". È il sentimento che emerge da artigiani, autotrasportatori e piccoli imprenditoriche, di fronte a dinamiche sempre uguali, faticano ormai a trovare una spiegazione razionale. A Taranto questa vicenda pesa ancora di più. Ospitiamo uno dei principali poli energetici e di raffinazione del Paese, sostenendone da decenni gli impatti industriali, ambientali e logistici. Eppure continuiamo a pagare il carburante come il resto d'Italia, quando non addirittura di più. Anche questa è una contraddizione che merita una risposta. La stessa attenzione merita il tema delle compensazioni e delle royalty per un territorio che continua a sostenere il peso di alcune delle principali infrastrutture energetiche nazionali senza vedere riconosciuti adeguati ritorni economici. Continueremo a tornare su questo tema, anche a costo di apparire ripetitivi.
Perché quando un problema continua a pesare ogni giorno sui bilanci delle imprese, insistere non è un difetto: è un dovere di rappresentanza. Rappresentare le imprese significa anche rifiutarsi di considerare normale ciò che, nei numeri, normale non appare. Perché il silenzio non abbassa il prezzo del gasolio, non aiuta le imprese e non rafforza la fiducia dei cittadini. E la fiducia, in economia, vale quanto il petrolio.

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