CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Nicola Convertino, Presidente Aigi, va giù duro: “A Taranto è difficile arrivarci. Da Taranto è difficile poter partire. Il capoluogo jonico ha, di fatto, una mobilità da Terzo Mondo, da luogo relegato alla fine dei tempi. Le nostre vie di comunicazione, considerate nella loro complessità, emarginano più che connettere. Isolano senza congiungere.
Per quanto riguarda la rete autostradale, l’Autostrada del Sole termina a Massafra, perpetuando da oltre mezzo secolo quella che si suole chiamare la maledizione dell’ultimo miglio. Sul fronte ferroviario, lo schema rimane invariato: siamo ancora fermi al binario unico tra la città dei due mari e il capoluogo della Regione. Roba da Medioevo dei trasporti.
L’Alta Velocità a Taranto non è mai arrivata; e per garantirsi i Frecciarossa in direzione Roma — affinché la tratta non venga tagliata, cancellata o derubricata come ‘servizio commerciale a mercato’ — in questi giorni è quasi venuto giù il mondo. Con la Regione che accusa lo Stato, e lo Stato che chiama in causa le responsabilità della Giunta Decaro. Insomma: il solito, deprecabile scaricabarile all’italiana.
Il discorso non cambia se si guarda al trasporto aereo. L’ultimo Piano licenziato dal ministro Salvini, d’accordo con la Regione, depenna lo scalo Arlotta di Grottaglie dal novero degli aeroporti destinati ai voli civili, riponendo in un cassetto — questa volta chiuso ermeticamente — il sogno di volare da e per la seconda città pugliese.
Dulcis in fundo: il Porto. La comunicazione marittima. Le autostrade del mare. Mai partite. Mai contemplate come alternativa per una mobilità cittadina — gravissimo per una realtà che si fregia del titolo di città dei due mari — che non risulti schiacciata e sbilanciata sulla sola gomma. Mai esperite per collegamenti nel Mediterraneo e verso il Nord Europa.
Come si può, a parole, in ogni campagna elettorale, pontificare sul cambio di direzione dell’economia guardando alla diversificazione totale, e poi continuare a camminare in direzione opposta? Come si può continuare a profetizzare la svolta decisiva per Taranto quando, nei fatti, passate le campagne elettorali, si resta baricentrici?
Come possa una città costruire un proprio modello economico, rilanciarsi sul piano produttivo, se continua a essere percepita come finis terrae, è una domanda alla quale bisognerà rispondere prima o poi. Le città che crescono, che hanno visto aumentare il proprio Pil nell’ultimo decennio, che hanno attratto nuovi capitali e investitori, sono quelle meglio collegate: interconnesse con il resto dell’Italia, dell’Europa, del mondo.
La nostra mobilità, invece, procede a passo di lumaca…”