CRONACHE TARANTINE
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Quando si parla di Jindal, non si cita un investitore qualunque. Si evoca una delle dinastie industriali più influenti dell’India: fondata da Om Prakash Jindal, oggi guidata dalla matriarca Savitri Jindal e dai suoi quattro figli, alla guida di un conglomerato che spazia dall’acciaio all’energia, fino alle infrastrutture.
In Italia il gruppo è noto per l’acquisizione, nel 2018, dell’ex stabilimento Lucchini di Piombino – oggi JSW Steel Italy – e per il crescente interesse verso gli impianti dell’ex Ilva. Interesse che, nelle ultime settimane, è tornato al centro del dibattito nazionale.
La fase decisiva.
Roma, la vicenda dell’ex Ilva sta entrando nel passaggio più delicato dalla stagione del commissariamento. Secondo fonti vicine al dossier, il negoziato avrebbe imboccato la fase conclusiva: al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si sarebbe maturata la scelta tecnica di procedere verso un accordo proprio con Jindal, uno dei maggiori gruppi siderurgici mondiali.
Se il cronoprogramma sarà rispettato, entro fine mese potrebbe arrivare il signing, l’accordo quadro che segnerebbe l’avvio della nuova fase industriale del polo siderurgico di Taranto.
La trattativa, però, resta complessa e presenta ancora nodi da sciogliere. La bozza attuale prevede l’acquisizione degli impianti.
Un euro simbolico, ma con un forte sostegno pubblico.
L’operazione si reggerebbe su un prezzo simbolico di un euro, accompagnato da un massiccio intervento pubblico.
Lo Stato metterebbe sul tavolo oltre 2 miliardi di euro, ai quali il Mimit vorrebbe aggiungere circa 800 milioni attraverso un contratto di sviluppo.
Una struttura finanziaria che conferma come il rilancio dell’ex Ilva continui a poggiare su un coinvolgimento pubblico decisivo, dopo anni in cui le soluzioni di mercato si sono infrante contro ostacoli economici, ambientali e giudiziari.
La sfida, ancora una volta, è trovare un equilibrio tra sostenibilità industriale, tutela ambientale e continuità produttiva.
Il lavoro dei commissari e la corsa verso luglio.
I commissari Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, insieme al comitato di esperti guidato da Alessandro Danovi, Francesco Di Ciommo e Daniela Savi, proseguono il lavoro in stretto raccordo con il Mimit, impegnato a definire coperture finanziarie e contenuti del Sale and Purchase Agreement.
Il Governo punta a chiudere entro luglio, per garantire continuità industriale e recuperare credibilità nel settore siderurgico, soprattutto a Taranto. Nel frattempo si attende la decisione della Corte d’Appello di Milano sui ricorsi relativi alla chiusura dell’impianto, prevista per il 24 agosto 2026: un passaggio che potrebbe incidere sulla tempistica complessiva.
In sintesi, Jindal è oggi il principale candidato all’acquisizione degli impianti. L’operazione avrebbe un costo simbolico, ma richiederebbe oltre 2,8 miliardi di sostegno pubblico. Il Governo punta a chiudere entro luglio. Restano aperti nodi industriali, ambientali e occupazionali. La decisione della Corte d’Appello del 24 agosto 2026 incombe sul percorso complessivo.