CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Il futuro dell’ex Ilva è tornato al centro del dibattito. Da una parte c’è Jindal, il colosso siderurgico indiano considerato in pole position per rilevare gli impianti di Taranto; dall’altra c’è Flacks Group, fondo americano che contesta apertamente la direzione che starebbe prendendo la procedura.
Chi è Jindal lo abbiamo già spiegato nei giorni scorsi, ma per dovere di informazione lo ricordiamo. Si tratta di una delle più grandi famiglie industriali dell’India, attiva nell’acciaio, nell’energia e nelle infrastrutture. In Italia è già presente con lo stabilimento di Piombino, acquisito nel 2018, ed è noto per operazioni complesse e per una strategia che punta a riorganizzare gli impianti, spesso riducendo le produzioni meno redditizie.
Di Flacks Group, invece, finora si è detto meno. È un fondo d’investimento statunitense guidato da Michael Flacks, specializzato nel rilancio di aziende in crisi. Il loro modello consiste nell’acquistare realtà in difficoltà, ristrutturarle e riportarle sul mercato con nuovi partner industriali. Per l’ex Ilva, Flacks ha costruito un piano insieme a Metinvest, Adria e Danieli, con l’obiettivo dichiarato di mantenere una produzione forte e competitiva, senza ridimensionare Taranto.
La gara è formalmente ancora aperta, ma secondo Flacks circolano già dettagli molto precisi sul presunto piano di Jindal. Il fondo americano sostiene che questo possa alterare la parità tra i partecipanti e far apparire la procedura come già indirizzata, sollevando dubbi sulla trasparenza.
Il punto che più preoccupa i lavoratori è quello degli esuberi. Le ricostruzioni sul progetto attribuito a Jindal parlano di migliaia di tagli, di una forte riduzione della capacità produttiva, di un impianto molto più piccolo rispetto a oggi e dello spostamento di una parte strategica della filiera in Oman, fuori dall’Europa. Flacks contesta anche l’ipotesi che lo Stato possa investire oltre 2 miliardi di euro per sostenere un progetto che, se confermato, porterebbe comunque a un ridimensionamento pesante del polo siderurgico.
Ne emergono due visioni opposte: da un lato Jindal, con un impianto più piccolo, una produzione ridotta e una possibile delocalizzazione; dall’altro Flacks Group, che punta a mantenere una grande fabbrica con partner industriali e una produzione competitiva.
Dietro le strategie e le trattative resta una domanda decisiva: quanti posti di lavoro resteranno? In una città che ha già pagato molto, ogni voce che parla di esuberi non è un dettaglio tecnico ma un segnale da non ignorare.