CRONACHE TARANTINE
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Nelle stanze silenziose dei municipi, dove le carte restano impilate e le decisioni si perdono nei corridoi, c’è un’assenza che pesa più di qualsiasi crisi economica: quella dei diritti non esercitati.
A Taranto e nei suoi comuni, mentre le famiglie bussano alle porte dei servizi sociali con la voce rotta dalla stanchezza, milioni di euro restano immobili, come acqua trattenuta dietro una diga che nessuno sembra voler aprire. È qui, in questa frattura tra bisogni reali e scelte amministrative, che Cgil, Cisl e Uil fanno sentire il loro grido d’allarme.
Secondo Cgil, Cisl e Uil, in tutta la provincia di Taranto una grande quantità di fondi destinati al welfare non viene spesa, nonostante siano già stanziati. Molti Comuni non convocano i sindacati, non aggiornano i dati e rinunciano alla programmazione, lasciando inutilizzati milioni di euro.
Le conseguenze sono pesanti:
• zero fondi per la povertà estrema,
• ritardi enormi nell’assistenza domiciliare per anziani e disabili,
• sostegno educativo per minori non attivato,
• interventi del Dopo di noi e misure Pnrr mai partite.
Gli ambiti sociali mostrano risparmi paradossali: Taranto oltre 6,6 milioni non spesi, Manduria 800 mila, Ginosa quasi 1,2 milioni, Massafra più di 3,6 milioni. In altri territori, come Grottaglie, i sindacati denunciano assenza totale di confronto e perfino definanziamenti.
Il risultato è un welfare che resta sulla carta: liste d’attesa infinite, anziani soli, famiglie con disabilità abbandonate, servizi ridotti al minimo e accessibili solo a chi ha ISEE bassissimi. Per i sindacati, il problema non sono le risorse: ci sono, ma non vengono trasformate in diritti esigibili. Da qui la decisione di avviare una campagna di mobilitazione nell’ambito della vertenza “Taranto è Italia”.