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Foto di repertorio

 

La mappa dei disagi legati ai cantieri Brt continua ad allargarsi, e il nuovo capitolo arriva da via Cesare Battisti, dove da settimane si vive in una sorta di bolla di polvere che non dà tregua.

È il risultato della lunga convivenza con i lavori delle linee veloci: un cantiere che avanza, si sposta, si chiude a tratti, ma lascia dietro di sé una patina sottile che si deposita ovunque.
I commercianti della zona parlano di una situazione ormai insostenibile. Non è solo fastidio: è un problema quotidiano che colpisce soprattutto chi lavora con alimenti, chi ha tavolini all’esterno, chi deve garantire pulizia e accoglienza ai clienti. La polvere di tufo, sollevata e risollevata dal passaggio dei mezzi, si infila nelle serrande, si posa sui banconi, entra nei locali. E con le temperature di queste settimane, il disagio raddoppia.
Le richieste di intervento non sono mancate. Da giorni si segnalano le condizioni della strada a Kyma e all’amministrazione comunale, ma — raccontano i commercianti — tutto è rimasto com’era. Anche la pulizia notturna, annunciata come soluzione tampone, non ha cambiato il quadro: la polvere è tornata a depositarsi poche ore dopo, come se nulla fosse stato fatto.
A lamentarsi non sono solo gli esercenti: anche i residenti e la clientela abituale chiedono un intervento radicale, una pulizia profonda che restituisca vivibilità alla zona. Perché qui non si parla solo di decoro urbano, ma di salute: le particelle rilasciate dai cantieri, ricordano da Confcommercio, possono essere dannose se respirate a lungo.
E mentre via Cesare Battisti chiede ossigeno, il centro città entra in un’altra fase dei lavori Brt. Da ieri sono scattate le chiusure e i divieti su via Regina Margherita e via Matteotti: transito vietato, sosta sospesa, modifiche alla circolazione che dureranno fino all’8 agosto. Un altro tassello di una trasformazione urbana che procede, ma che continua a generare tensioni e malumori.
Questo nuovo fronte di proteste si aggiunge ai precedenti: un mosaico di disagi che racconta quanto la città stia pagando, in termini di quotidianità, la corsa verso la nuova mobilità. E mentre i cantieri avanzano, resta una domanda sospesa: quanto ancora si potrà chiedere ai cittadini di sopportare prima che arrivi una risposta concreta?
Taranto, intanto, aspetta. E respira — quando può — tra un cantiere e l’altro.

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