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Il dottor Alberto Pratesi – già manager Arcelor ed ex presidente dell’Associazione Italiana Coil Coating – interviene con una lettura severa e priva di attenuanti sulla nuova e gravissima tegola istituzionale che colpisce lo stabilimento siderurgico tarantino.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha infatti imposto all’ex Ilva la sospensione della catena di gestione degli scarti operativi nel periodo compreso tra il 20 e il 31 agosto 2026. Una misura che nasce dalle insufficienti garanzie economiche fornite alla Provincia di Taranto e che, in assenza di soluzioni, potrebbe tradursi nell’ennesimo blocco della produzione.
La diffida ministeriale, recapitata ai commissari della gestione straordinaria di Acciaierie d’Italia, chiarisce due punti decisivi. Il primo riguarda la tempistica: lo stop è imposto «al fine di tener conto della necessità di porre in essere le attività atte a garantire l’eventuale fermata in sicurezza degli impianti». Senza nuove coperture finanziarie, le linee che generano residui dovranno essere spente. Il secondo punto riguarda la durata: «in caso di mancato adeguamento delle garanzie finanziarie entro il termine del 31 agosto 2026, la sospensione è automaticamente prorogata» finché l’azienda non dimostrerà di aver adempiuto alle richieste della Provincia.
La prospettiva è dunque quella di una chiusura potenzialmente lunga, vincolata alla presentazione di fideiussioni che la struttura industriale sostiene di non poter ottenere a causa dello status di amministrazione straordinaria. Una condizione già utilizzata in passato per giustificare l’impossibilità di accedere a garanzie bancarie o assicurative, ma che per l’ente provinciale non attenua le responsabilità formali dell’impresa.
Pratesi inserisce questo nuovo stop in un quadro più ampio, segnato da un debito crescente e da un contesto giudiziario che incide pesantemente sulla tenuta del sito. «Il Governo chiarisce che non ci saranno ulteriori prestiti volti ad assicurare la continuità produttiva» osserva. «Il Governo diffida i Commissari Governativi a fermare gli impianti che producono rifiuti in assenza di fidejussioni, che non vengono concesse per il livello del debito, che rende prossima l’insolvenza. All’esplosione del debito concorre fortemente il sequestro giudiziario di un altoforno, che per ordine della Magistratura deve continuare per consentire alla Magistratura di fare le indagini».
Secondo Pratesi, agosto rappresenta un punto di non ritorno: «Ad agosto l’area a caldo dovrà essere fermata, salvo diversa decisione della Magistratura che però non sembra particolarmente preoccupata per il destino dell’ex Ilva». Una situazione in cui «da un lato il Governo non può più sostenere l’ex Ilva, dall’altro è costretto a imporre il rispetto della legge. Come la Magistratura». Nel frattempo «la massa debitoria continua a salire e le disponibilità finanziarie continuano a scendere».
Il paragone finale è netto, quasi definitivo: «Occorre salvare il poco che è ancora salvabile, oppure seguire il destino di Alitalia. Purtroppo il cerino acceso più volte passato di mano in mano si è consumato. Game Over».

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