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A parlare è Nicola Convertino, Presidente dell’Aigi, che commenta con preoccupazione la nuova sentenza destinata a incidere profondamente sul futuro dello stabilimento ex Ilva e dell’intero indotto.

Per lui, ancora una volta, quando il territorio intravede una possibile svolta, arriva un elemento che ribalta lo scenario.
“Come più volte abbiamo fatto notare nel passato, ogni qualvolta siamo vicini a una vendita annunciata o a una possibile luce in fondo al tunnel, interviene una sentenza o un elemento nuovo che complica e rende più difficile la soluzione. Questa ultima sentenza, purtroppo, cambia tutto lo scenario: sancire che in 90 giorni si deve eliminare l’ultimo amianto residuo e risolvere il problema delle polveri sottili significa praticamente dire che l’area a caldo deve chiudere.
E che dire del fatto che Taranto non risulta in nessuna graduatoria ufficiale delle polveri sottili nazionali? E che dire delle tonnellate di amianto presenti ancora nelle case dei tarantini o gettate nelle pinete o nelle cunette di tutta la provincia, sotto le intemperie e incustodite?
È chiaro che siamo di fronte a un ridimensionamento irreversibile dello stabilimento, a non più di 2.500 unità. È chiaro che ci sarà una forte riduzione delle aziende e di tutto il personale dell’appalto direttamente legato alle attività dell’area a caldo. È chiaro che ci sarà un depauperamento del know‑how tecnologico delle imprese che hanno dimostrato il loro valore nella realizzazione del “Miracolo Tarantino” nella costruzione delle strutture dei Giochi del Mediterraneo, nonostante i soliti ritardi della politica.
Ma quando questa euforia passerà, arriveranno i tempi duri, in cui dovremo fare i conti con un numero spropositato di persone che, nonostante la cassa integrazione, non riusciranno a pagare i mutui; con un numero crescente di ragazzi che andranno via; con un numero sempre più consistente di attività commerciali che chiuderanno.
Continueremo ad avere l’amianto nelle case e nelle pinete, e purtroppo i bambini di Taranto continueranno a morire, così come avviene in tutta Italia, purtroppo. Perché noi tutti abbiamo abbandonato la strada della verità scientifica nel ricercare le vere cause del male moderno. La maggioranza dei tarantini si è arresa alla minoranza ideologizzata.
Il guaio sarà per chi rimarrà: quei lavoratori meno qualificati che non potranno riconvertirsi. Le aziende troveranno la loro strada andando altrove e assumendo personale locale. Pagheranno sempre gli ultimi”.

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