CRONACHE TARANTINE
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Torna al centro del dibattito la situazione dello stabilimento siderurgico tarantino, dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano che impone lo stop dell’area a caldo entro tre mesi. La misura ha riacceso l’allarme tra sindacati e aziende dell’indotto, che vedono avvicinarsi uno scenario occupazionale molto critico.
Durante il confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le organizzazioni sindacali e le associazioni che ruotano attorno al sistema ex Ilva hanno espresso forte preoccupazione per le ricadute che il provvedimento potrebbe generare sul territorio. Secondo le stime, sarebbero circa 20mila i lavoratori potenzialmente coinvolti tra metalmeccanica, logistica e servizi collegati.
I rappresentanti dei lavoratori segnalano che gli effetti della sentenza iniziano già a manifestarsi: alcune ditte dell’indotto stanno registrando rallentamenti e incertezza sulle attività future. C’è chi ricorda che solo nei servizi operano circa 3mila addetti, mentre altri chiedono che eventuali misure di sostegno vengano estese anche ai comparti del trasporto e della logistica, particolarmente esposti a un eventuale blocco produttivo.
Il quadro delineato dai sindacati è quello di una filiera che rischia di entrare in sofferenza senza interventi rapidi e coordinati. Da qui l’appello alle istituzioni affinché vengano individuate soluzioni che garantiscano tutela della salute, continuità operativa e salvaguardia dei posti di lavoro.