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Foto Studio R. Ingenito

All’ex Ilva la mobilitazione di oggi non è solo una denuncia: è il tentativo di rimettere in moto una prospettiva diversa, un futuro che i lavoratori continuano a rivendicare nonostante tutto.

La protesta è entrata nella fabbrica, ha attraversato i reparti e ha raggiunto la Direzione, trasformando una giornata di sciopero in un messaggio collettivo che guarda avanti.
Ecco il nostro racconto. La mattinata è iniziata con un gesto che racconta più di mille dichiarazioni: un migliaio di lavoratori si sono radunati nel piazzale interno, scegliendo di far partire lo sciopero dal cuore dello stabilimento. L’assemblea ha segnato l’avvio della mobilitazione e, una volta conclusa, gli operai hanno lasciato i reparti formando un corteo che ha percorso le complanari fino agli uffici della Direzione. In testa, uno striscione che riprende lo slogan dei Giochi del Mediterraneo e lo trasforma in un appello alla dignità e al futuro.
Durante il cammino, dai gruppi sono arrivate richieste di rispetto per Taranto e per chi continua a lavorare in un contesto segnato da incertezze e sacrifici. L’adesione allo sciopero è stata ampia: normalisti, primo, secondo e terzo turno hanno partecipato con modalità diverse, dando alla protesta un carattere unitario. Il tutto in una fase delicata, segnata dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha riportato la vertenza al centro del dibattito nazionale.
Le sigle sindacali hanno spiegato che «i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto escono dallo stabilimento al termine dell’assemblea. In sciopero, scendono in strada», sottolineando la compattezza di una comunità che non vuole rassegnarsi.
Al centro delle rivendicazioni c’è la richiesta di un piano straordinario nazionale capace di mettere in sicurezza e rilanciare il polo siderurgico, garantendo insieme occupazione, tutela ambientale e protezione della salute. FIM, FIOM e UILM chiedono un progetto industriale credibile, sostenibile e finalmente stabile, che restituisca certezze ai lavoratori e alla città.
“Lavoro, ambiente e salute devono essere garantiti”, ribadiscono i sindacati. Ma oggi, accanto alla denuncia, c’è anche un filo di speranza: la convinzione che un rilancio sia possibile, che il sito possa tornare a essere un luogo sicuro, produttivo e rispettoso della comunità che lo circonda. La protesta di questa mattina diventa così un passaggio di una vertenza lunga, ma anche un segnale di fiducia nella possibilità di un cambiamento reale.

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