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Nel question time alla Camera, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha illustrato il quadro della siderurgia nazionale e le conseguenze della sentenza della Corte d’Appello di Milano che impone la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro 90 giorni.

Un intervento sintetico, ma politicamente rilevante, che ha anticipato le linee d’azione del Governo in una fase considerata “cruciale” per il futuro dell’ex Ilva.
Urso ha ricordato che la produzione italiana di acciaio è tornata a crescere: nel 2025 ha registrato un aumento in controtendenza rispetto al resto d’Europa e nei primi sei mesi del 2026 ha proseguito la risalita, con un +6,1% a giugno. Dal 1° luglio sono operative le misure europee di salvaguardia richieste dall’Italia, con il raddoppio dei dazi e il dimezzamento delle quote di importazione, mentre stanno per entrare in vigore il CBAM e l’Industrial Net Zero Act, che ridisegneranno il mercato continentale.
La sentenza su Taranto ha però cambiato il quadro negoziale: i commissari straordinari devono procedere allo spegnimento degli altiforni e il Governo è chiamato a garantire continuità produttiva e tutela dei lavoratori. Per questo il ministro ha convocato Confindustria, Federmeccanica e le principali imprese siderurgiche. Da quel confronto è arrivata l’apertura alla valutazione di una cordata industriale italiana per una proposta di rilancio degli stabilimenti ex Ilva, come confermato anche nell’informativa riportata dal ministro: “esistono le condizioni per valutare una cordata italiana promossa dal sistema industriale”. Un’ipotesi che si affiancherà alla proposta aggiornata del gruppo Jindal.
Parallelamente, al Tavolo Taranto sono stati presentati 17 progetti per oltre 2 miliardi di euro su 170 ettari dell’area siderurgica e 700 ettari di aree contigue. Invitalia ha illustrato sei contratti di sviluppo già approvati (509 milioni di investimenti e 2.657 occupati) e altri tre in definizione entro l’autunno (150 milioni e 815 occupati). Nella ZES unica della provincia di Taranto sono state rilasciate 46 autorizzazioni per 432,7 milioni di investimenti e 1.737 posti previsti; nel comune di Taranto altri 157,6 milioni e 1.068 occupati.
Urso ha inoltre annunciato la possibilità di istituire a Taranto una area di accelerazione industriale prevista dal nuovo Industrial Accelerator Act, strumento pensato per contrastare la deindustrializzazione e attrarre investimenti strategici. Un lavoro analogo è in corso su Brindisi e Civitavecchia, in collaborazione con Regioni e Comuni.
Il ministro ha ribadito che il Governo applicherà la sentenza, ma agirà per evitare quella che i sindacati definiscono una “bomba sociale”, tutelando i lavoratori dell’Ilva e dell’indotto e garantendo la continuità produttiva degli stabilimenti a valle.

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