CRONACHE TARANTINE
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Ora misure straordinarie e una nuova politica industriale».
La fermata dell’area a caldo non può trasformarsi nella fermata dell’intera economia tarantina. È il messaggio portato da Casartigiani al vertice sul futuro dell’ex Ilva, svoltosi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy con la partecipazione del Governo, delle istituzioni territoriali e delle associazioni dell’indotto. Nel corso dell’incontro, il Governo ha manifestato l’intenzione di predisporre un provvedimento straordinario per attenuare le conseguenze economiche e sociali della prevista fermata dell’area a caldo e ha chiesto alle rappresentanze del territorio di formulare proposte concrete per definirne i contenuti.
Casartigiani valuta positivamente questa disponibilità e ha presentato il proprio contributo, auspicando che le misure indicate nel Piano Straordinario Taranto 2035 possano essere esaminate e recepite già nella costruzione del provvedimento annunciato dall’Esecutivo: «Accogliamo positivamente la volontà del Governo di ascoltare le associazioni di categoria e di costruire insieme gli interventi straordinari a sostegno del territorio. È un segnale importante, ma ora occorre agire rapidamente, perché i tempi delle imprese e dei lavoratori non possono attendere quelli della trattativa industriale», dichiara il Coordinatore regionale di Casartigiani Puglia, Stefano Castronuovo.
Alla luce di quanto emerso dal confronto, in assenza di novità sostanziali è prevista nei prossimi mesi la fermata dell’area a caldo. Uno scenario destinato a produrre ripercussioni profonde non soltanto sui lavoratori diretti e sulle imprese dell’indotto, ma sull’intero sistema economico tarantino. La riduzione delle attività interesserà l’autotrasporto, la logistica, le manutenzioni, l’impiantistica e i servizi, per poi estendersi al commercio, all’artigianato, alle professioni e alle famiglie. Il venir meno di una quota rilevante del reddito prodotto sul territorio rischia infatti di generare una contrazione dei consumi e della liquidità, colpendo soprattutto le micro e piccole imprese, che rappresentano la componente più fragile del sistema produttivo locale.
Per Casartigiani, il provvedimento straordinario dovrà quindi essere accompagnato da risorse adeguate e da strumenti concretamente accessibili alle imprese e ai lavoratori coinvolti. Non sarà sufficiente intervenire quando gli effetti della crisi saranno già visibili nei bilanci, nei licenziamenti o nelle cessazioni aziendali: occorre agire prima, salvaguardando liquidità, continuità produttiva, occupazione e competenze. L’associazione prende inoltre atto della volontà del Governo di proseguire il percorso di cessione dello stabilimento e di realizzare gli interventi di ambientalizzazione. L’eventuale riattivazione dell’area a caldo, subordinata al buon esito della trattativa commerciale e alla sussistenza delle necessarie condizioni tecniche, sanitarie e ambientali, rappresenta tuttavia una prospettiva futura. L’urgenza immediata resta quella di affrontare e attenuare le conseguenze economiche e sociali che il territorio subirà nei prossimi mesi.
La posizione di Casartigiani è netta: salute, ambiente e lavoro non possono continuare a essere posti in alternativa. Ogni prospettiva industriale dovrà rispettare integralmente le prescrizioni giudiziarie, sanitarie e ambientali. Allo stesso tempo, la tutela della salute non può tradursi nell’abbandono produttivo e nella progressiva deindustrializzazione del territorio: «Taranto ha già pagato un prezzo altissimo, sia sul piano ambientale sia su quello sociale. Non è più accettabile chiedere alla città di scegliere tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Una transizione credibile deve garantire entrambi, attraverso investimenti industriali compatibili, bonifiche reali, controlli trasparenti e nuove opportunità occupazionali», prosegue Castronuovo.
L’emergenza dei prossimi mesi deve essere distinta dalla strategia di lungo periodo, ma non può essere separata da essa. Proteggere oggi le imprese significa evitare che scompaiano proprio quelle competenze produttive e professionali che domani dovranno partecipare alle bonifiche, ai nuovi cantieri e alla costruzione delle filiere alternative. Il Piano Straordinario Taranto 2035 propone una riconversione produttiva diffusa, fondata su siderurgia a basse emissioni, ove tecnicamente e giuridicamente sostenibile, bonifiche, energia, navalmeccanica, eolico offshore, economia circolare, aerospazio, turismo e artigianato. Al centro vi è la costruzione di un unico sistema produttivo nel quale porto, aeroporto di Grottaglie, ferrovia, viabilità, ZES, energia e reti digitali non siano considerate opere separate, ma parti di una stessa strategia industriale. Tra le proposte già avanzate figurano il completamento dell’ultimo miglio ferroviario, la digitalizzazione doganale, il collegamento tra porto, ZES e aeroporto, la piena operatività delle funzioni cargo e logistiche di Grottaglie e uno studio di fattibilità tecnico-economica finalizzato a individuare i nuovi flussi commerciali che il sistema portuale di Taranto può concretamente intercettare.
L’obiettivo è trasformare le potenzialità infrastrutturali del territorio in traffici, investimenti, occupazione e valore aggiunto reale: «Non chiediamo una somma di ammortizzatori – continua Castronuovo - sussidi e bandi scollegati. Chiediamo un’operazione nazionale di politica industriale, con risorse certe, responsabilità individuate e tempi verificabili. Se oggi lasciamo scomparire imprese sane perché prive della liquidità necessaria ad attraversare questa fase, domani non avremo più le competenze e la struttura produttiva indispensabili per costruire il futuro di Taranto». Conclude Castronuovo: «La città non chiede un’eccezione permanente, ma un impegno nazionale e territoriale proporzionato al costo sostenuto per l’industria del Paese. La transizione sarà giusta soltanto se sarà produttiva, sarà produttiva soltanto se sarà infrastrutturata e sarà credibile soltanto se sarà verificabile».