CRONACHE TARANTINE
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Il videomessaggio di Andrea, il 13enne tarantino che convive con una malattia rara, ha attraversato il week‑end come un’onda emotiva, costringendo la politica a fermarsi.
Nel video il ragazzo chiede di «chiudere il mostro», ricordando i bambini incontrati in ospedale, quelli che hanno perso i capelli e quelli che non ha più rivisto. La sua voce arriva da una città che da decenni vive sospesa tra lavoro e salute, e che ora vede in lui il simbolo di una generazione cresciuta all’ombra dell’ex Ilva. Andrea è l’unico minore tra i ricorrenti che hanno ottenuto dalla Corte d’Appello di Milano lo stop dell’area a caldo entro ottobre.
Decaro ha ascoltato quel messaggio e ha chiamato subito la famiglia, poi il ragazzo, dicendo che non si può restare indifferenti davanti a parole così sincere. Ha promesso che il 21 agosto consegnerà la sua lettera ai rappresentanti del Governo attesi per i Giochi del Mediterraneo, portando con sé le paure e le speranze di Taranto. Il governatore ha parlato di modelli industriali che non avvelenano le persone e della necessità di restituire futuro ai figli di chi lavora.
La madre di Andrea, sorpresa ma cauta, ha chiesto che alle promesse seguano fatti e che non si cada nella favola della decarbonizzazione. Per lei, l’unica strada è chiudere davvero l’area a caldo e liberare la città dall’amianto. In mezzo a tutto questo, resta la voce di Andrea: fragile, diretta, impossibile da ignorare.