CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Ecco il comunicato di Giustizia per Taranto in merito: “Ieri sera lo stadio Iacovone ha parlato. E lo ha fatto in maniera spontanea e fragorosa.
Quando è stato pronunciato il nome della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dagli spalti è partita una vera e propria bordata di fischi. Una contestazione che sarebbe semplicistico ricondurre esclusivamente alla vicenda ex Ilva: dentro quel dissenso possono esserci il giudizio sull’operato complessivo del Governo, il costo della vita, i carburanti, le promesse elettorali disattese, le scelte politiche nazionali e, naturalmente, per una città come Taranto, anche tutto ciò che riguarda la grande fabbrica e il futuro del territorio. Poi arriva la sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone, che parla di “ingratitudine” e sostiene che Taranto dovrebbe chiedere scusa alla presidente del Consiglio. Ed è qui che nasce un paradosso meraviglioso. Chi deve chiedere scusa a chi? Devono chiedere scusa i cittadini perché hanno fischiato chi governa il Paese? Da quando manifestare dissenso verso un Governo democraticamente eletto è diventato qualcosa per cui scusarsi? E soprattutto: proprio Taranto dovrebbe chiedere scusa? Una città che da decenni paga sulla propria pelle le conseguenze di decisioni prese altrove, che sull’Ilva ha visto passare Governi di ogni colore, decreti, commissariamenti, promesse, rinvii, miliardi pubblici gettati e diritti alla salute calpestati in nome del pil nazionale? Forse bisognerebbe capovolgere la domanda. Quante scuse deve ancora ricevere Taranto dalla politica nazionale? Sia chiaro: siamo felici e orgogliosi dei Giochi del Mediterraneo, degli impianti restituiti alla città, del nuovo stadio, degli atleti arrivati da ogni parte del Mediterraneo e della straordinaria vetrina che Taranto sta vivendo. Ma i Giochi non comprano il silenzio di nessuno. Gli investimenti pubblici non sono regali personali di un presidente del Consiglio. Sono risorse dello Stato, cioè anche dei cittadini. Non generano un debito di riconoscenza e soprattutto non sospendono il diritto di contestare chi governa. È proprio la parola “ingratitudine” a raccontare una concezione della politica che respingiamo: quella secondo cui, se il Governo finanzia un’opera sul tuo territorio, allora devi ringraziare e possibilmente tacere. No. Funziona esattamente al contrario. Taranto può essere orgogliosa dei Giochi, applaudire il Presidente Mattarella, emozionarsi davanti ai propri atleti e alla propria storia e, un minuto dopo, fischiare Giorgia Meloni. Si chiama democrazia. E quando una contestazione così forte nasce spontaneamente dentro uno stadio pieno, forse la politica, invece di pretendere delle scuse, dovrebbe avere l’umiltà di domandarsi da dove arrivi tutto quel dissenso. Perché ieri Taranto era in festa, sì. Ma essere in festa non significa aver perso la memoria. Quindi, sindaca Poli Bortone, la domanda rimane. Chi deve chiedere scusa a chi? Noi qualche idea ce l’abbiamo”. Comitato Giustizia per Taranto