CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
A.I.G.I., l’Associazione Indotto AdI e General Industries, ha le idee chiare:
“Taranto verso la fine dell’Ilva senza un vero piano alternativo”.
E poi spiega in una lunga nota di cui vi segnaliamo i punti essenziali:
“Il sindaco Bitetti ha indicato con chiarezza la chiusura dell’area a caldo, ma non ha ancora presentato un progetto economico capace di sostituire migliaia di posti di lavoro. Dopo i Giochi del Mediterraneo, la città chiederà risposte: quale futuro attende Taranto?
Il sindaco Piero Bitetti rischia di essere ricordato come l’amministratore sotto il quale si spense l’Ilva. La sua linea politica è stata chiara nel chiedere la chiusura dell’area a caldo, ma molto meno chiara nel definire che cosa debba sostituire la grande fabbrica che per sessant’anni ha sostenuto l’economia tarantina.
Il Comune ha mostrato forza amministrativa quando si è trattato di fermare impianti, imporre ordinanze, contestare accordi e chiedere al Governo un modello diverso. Ma non ha mostrato la stessa forza nel costruire un’alternativa: manca un vero Piano Taranto post‑Ilva, con industrie individuate, investitori contattati, posti di lavoro stimati, cronoprogrammi e riassorbimento delle professionalità ex Ilva. Le proposte su porto, rinnovabili, Blue Economy e Università del Mediterraneo restano frammenti, non una strategia dimensionata alla crisi.
La sentenza della Corte d’Appello di Milano del luglio 2026 ha imposto la sospensione dell’area a caldo, e Bitetti ha parlato di “pietra tombale”. Ma resta un nodo decisivo: il sindaco intende la fine degli impianti a carbone o la fine della produzione primaria di acciaio a Taranto? Perché sono due scenari completamente diversi, e persino Jindal ha manifestato interesse a costruire un forno carbon free.
Intanto, il Comune sembra vivere nell’attesa: attende Governo, MIMIT, Regione, investitori, giudici. E quando gli altri decidono, chiede certezze e garanzie. Ma governare una città significa anche dire cosa si vuole fare di quella città.
La domanda è inevitabile: Taranto deve continuare a produrre acciaio?
Se sì, il sindaco deve dire quale siderurgia vuole e combattere per ottenerla.
Se no, deve dichiararlo apertamente e presentare subito un piano economico alternativo credibile, finanziato e compatibile con la perdita dell’occupazione siderurgica.
I Giochi del Mediterraneo porteranno visibilità e infrastrutture, ma non sostituiranno migliaia di buste paga. E quando i Giochi finiranno, finirà anche il tempo del silenzio: Bitetti dovrà spiegare a migliaia di lavoratori e famiglie quale futuro li attende”.