CRONACHE TARANTINE
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“Il Comune faccia il Comune”, scrive AIGI. Un'osservazione legittima, quasi quanto “gli imprenditori facciano gli imprenditori”.
Appare singolare, infatti, attribuire al Comune di Taranto la prerogativa di definire la politica industriale del Paese. Perché -spiega il sindaco Bitetti- quando parliamo di siderurgia, parliamo di questo: del destino produttivo di una nazione.
Il sindaco Piero Bitetti non decide se l'ex Ilva chiuderà, continuerà a produrre a carbone o avrà un futuro decarbonizzato. In questo frangente specifico, inoltre, può solo prendere atto di un decreto emesso dalla Corte d'Appello di Milano, che traccia un percorso specifico.
Qual è il suo compito, allora? Preoccuparsi che nessuna ipotesi abbia un impatto insostenibile per la città. Ed è in tal senso che si sta muovendo, immaginando che il futuro di Taranto possa essere diverso.
Per farlo, è necessario che “gli imprenditori facciano gli imprenditori”, ossia che a un diverso modello di sviluppo corrisponda una sensibilità maggiore da parte di chi effettivamente lo costruirà. Non ha senso alimentare divisioni, quindi, lo ha costruire insieme alternative percorribili, puntare a progetti nuovi, avere il coraggio di cambiare.
Non è una scelta di parte, è un esercizio di realismo che avremmo dovuto praticare da tempo e che oggi non possiamo più rimandare. Ad AIGI diciamo di essere anche al loro fianco, come siamo al fianco dei lavoratori e dei cittadini, perché Taranto si scrolli di dosso il peso di anni di incertezze.
Ribaltiamo la domanda ad AIGI, allora: gli imprenditori sono pronti a immaginare un futuro con processi produttivi più moderni e innovativi, che sappiano dare a loro e ai loro dipendenti maggiori certezze, o vogliono caparbiamente rimanere ancorati a un presente produttivo che, almeno secondo un decreto, non è più certo e sostenibile?”.