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Pressioni incrociate. Convocazioni l’8 settembre e udienza il 9 a Milano. Sullo sfondo l’allarme Fiom: «Senza una regia pubblica, a pagare saranno lavoratori e città».


La settimana che si apre potrebbe segnare una svolta per l’ex Ilva. Palazzo Chigi ha fissato per l’8 settembre il Tavolo con sindacati e Federmanager, mentre nel pomeriggio si discuterà del futuro industriale di Taranto. Intanto, sul dossier restano in campo Jindal, Flacks Group, Federacciai e CE Industries, con proposte ancora da verificare. Il confronto politico arriva alla vigilia dell’udienza del 9 settembre alla Corte d’Appello di Milano, chiamata a valutare la sospensiva contro il decreto che impone lo stop dell’area a caldo entro 90 giorni. Le aziende avvertono che oltre il 16 settembre il raffreddamento dell’altoforno 2 renderebbe irreversibile la fermata, compromettendo una capacità produttiva considerata strategica. Nel frattempo l’indotto Aigi conferma l’avvio dei licenziamenti collettivi. E la Fiom richiama il Governo alle proprie responsabilità: «Servono investimenti e una regia pubblica, perché migliaia di lavoratori e la salute dei cittadini non possono essere sacrificati». Il ministero dell’Ambiente, infine, ha annunciato la revoca della diffida sulle garanzie finanziarie delle discariche.
La sensazione è che il tempo stia correndo più veloce delle decisioni, e che ogni giorno perso renda più fragile la tenuta industriale del sito. La città osserva con crescente inquietudine una vertenza che da anni procede a strappi, senza una direzione chiara. In assenza di una scelta definitiva, il rischio è che a prevalere non sia una strategia, ma l’inerzia.

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