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L'associazione datoriale Confapi denuncia lo stallo dopo il decreto interministeriale che indicava il porto dei Due Mari come uno dei due hub nazionali per l'eolico galleggiante. A rischio migliaia di posti di lavoro e la diversificazione economica. 

Ad un anno dalla firma del decreto interministeriale che ha individuato Taranto come area idonea per lo sviluppo di Hub cantieristici offshore, non c'è stato alcun seguito.
Lo denuncia Confapi Taranto: "Non è ammissibile che Taranto continui ad essere limitata", frenando così transizione energetica e diversificazione economica, soprattutto nella fase di crisi dell'ex Ilva.
Secondo il presidente della Sezione Trasporti Alessandro Cauzo, un hub eolico offshore può trasformare il porto in uno dei principali poli industriali del Mediterraneo, ma "non è chiaro se esista un progetto industriale, quali siano gli investimenti e le tempistiche".
Per il presidente di Confapi Taranto Fabio Greco, dare seguito al decreto significa adeguare banchine, dragaggi e nuovi piazzali: operazioni che valgono 800-1200 posti diretti e 2-3mila nell'indotto tra ingegneria, logistica e manutenzione, come previsto anche dal Piano Triennale dell'Autorità Portuale.
Confapi chiede però di non cadere in una nuova monocultura: va rilanciato in parallelo il terminal container, asset strategico che "produce economia e lavoro", e il comparto yacht di alta gamma, con una domanda di ormeggi in forte crescita (+12% previsto nel prossimo decennio).
“Le possibilità di creare lavoro ci sono - conclude Greco - Vedere Taranto frenata in questa fase storica non è ammissibile".

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