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Taranto torna al centro della strategia dell’Alleanza Atlantica.

Alla Base Navale, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare NATO, in conferenza stampa, il 7 settembre, ribadisce che la pace non è frutto della casualità ma di deterrenza, investimenti e capacità credibili. La città dei due mari, storica casa della Marina, è oggi piattaforma chiave per la sicurezza del Mediterraneo.
Dal vertice di Ankara a Bruxelles, passando per Taranto, la rotta è quella della “NATO 3.0”: più capacità, più responsabilità condivise, più rapidità di risposta. Le minacce sono concrete – Russia, terrorismo, disinformazione, attacchi ibridi – e negli ultimi due anni si sono registrati 700 scramble, segnale di una pressione costante sui cieli dell’Alleanza.
Sul Fianco Sud Taranto è strategica grazie al SOC, alle Forze navali permanenti e al futuro comando multinazionale marittimo. Parallelamente si rafforza il Fianco Est con battlegroup integrati. L’Italia aumenta gli investimenti e colma le lacune capacitive: un segnale tangibile è il passaggio del JFC Naples a guida italiana.
Le guerre restano convenzionali ma sono trasformate da droni e intelligenza artificiale. L’elemento umano, però, resta decisivo. In sicurezza il tempo è il vero terreno di scontro: occorre agire prima, anticipare, prevenire. L’Alleanza si definisce “anti-fragile”, più forte dopo ogni crisi.
La sicurezza, ha ricordato Cavo Dragone, è uno sforzo che coinvolge l’intera società. Al centro ci sono persone e famiglie. Taranto, culla e frontiera, continuerà a tenere aperta la porta del Mediterraneo per un miliardo di cittadini dell’Alleanza.

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