CRONACHE TARANTINE
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Un segnale inatteso, quasi un sussulto, arriva dall’indotto mentre a Roma si discute del destino del siderurgico. Nel pieno della crisi più cupa degli ultimi anni, Aigi decide di tirare il freno: la procedura di licenziamento collettivo viene sospesa. Non è una soluzione, ma è un solo gesto che però pesa.
A Taranto la vertenza ex Ilva cambia improvvisamente ritmo. Nel giorno del vertice a Palazzo Chigi, mentre Governo, Regione e sindacati provano a immaginare un futuro che ancora non c’è, l’indotto manda un segnale che rompe la spirale negativa: Aigi sospende la procedura di licenziamento collettivo avviata la scorsa settimana.
La comunicazione, arrivata via Pec nel pomeriggio, è chiara e tagliente: tutto fermo, almeno fino a quando il Tribunale di Milano non deciderà sulla sospensiva del decreto che impone la chiusura dell’area a caldo. È il cuore della crisi, il punto da cui dipende ogni scenario industriale e occupazionale.
La sospensione blocca anche il confronto con i sindacati, rinviato a data da destinarsi. Un rinvio che non rassicura, ma che evita – per ora – l’impatto di una bomba sociale pronta a esplodere.
Intanto a Roma il sottosegretario Alfredo Mantovano propone un tavolo permanente su Taranto: un presidio politico per non lasciare il territorio solo nella transizione più delicata della sua storia.
Il gesto di Aigi non risolve nulla, ma rompe l’inerzia. È un primo stop, un respiro breve in una città che da mesi vive trattenendo il fiato.