CRONACHE TARANTINE
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Dove doveva esserci solo gratitudine, è esplosa una polemica.
La serata pensata per dire “grazie” ai 3mila volontari dei Giochi del Mediterraneo si è trasformata in un nuovo fronte di scontro tra centrodestra e amministrazione comunale, con il presidente del Consiglio Gianni Liviano che prova a riportare la discussione sul terreno della comunità e non delle medaglie politiche.
La festa dedicata alle Maglie Gialle, i volontari che hanno sostenuto ogni momento dei Giochi, si è caricata di tensioni inattese. I consiglieri di centrodestra accusano il Comune di voler trasformare un semplice ringraziamento in un palcoscenico politico, una passerella fuori tempo massimo per rivendicare meriti che, secondo loro, appartengono ad altri livelli istituzionali.
Nella loro nota, Stellato, Vietri, Tacente, Lazzaro, Messina, Ungaro, Toscano e Tribbia riconoscono il valore dei volontari, ma contestano l’idea che l’amministrazione possa usare quell’evento per raccogliere consenso. Ricordano che gli impianti e la riuscita della manifestazione sono frutto dei finanziamenti statali, della struttura commissariale e del comitato organizzatore, non della giunta.
Liviano risponde scegliendo un’altra strada. Non entra nella disputa sui meriti, anzi la liquida: “Se vogliono appuntarsi medaglie, facciano pure”. Per lui la questione è più profonda: i Giochi hanno mostrato una Taranto bella, ma fragile, una bellezza “costruita dall’esterno”. Le infrastrutture, dice, sono strumenti, non la meta.
Richiama episodi recenti di cronaca per spiegare che il cambiamento non arriva dall’alto, ma cresce dentro la comunità. Le grandi opere, se non generano partecipazione, rischiano di diventare “cattedrali nel deserto”. Anche i Giochi, avverte, potrebbero finire in quella categoria se non si costruisce un seguito.
E il seguito, per Liviano, ha un nome preciso: le Maglie Gialle. Tremila persone che hanno donato tempo e energie senza chiedere nulla in cambio. Un capitale umano che la città non può permettersi di disperdere.
“Per il resto”, conclude, “chi vuole prendersi i meriti lo faccia. La politica, quella vera, è un’altra cosa”.