CRONACHE TARANTINE
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A Taranto la storia non la scrivono solo le grandi aziende o le sentenze dei tribunali: la scrivono anche le persone comuni.
E questa vicenda lo dimostra con forza. Dietro la decisione che impone lo spegnimento dell’area a caldo dell’ex Ilva entro il 28 ottobre c’è l’associazione Genitori Tarantini, un gruppo di cittadini che ha trasformato dolore, malattie e lutti in una battaglia civile capace di cambiare il destino di un’intera città.
Undici tarantini hanno portato nelle aule giudiziarie una domanda semplice e radicale: proteggere la vita. Là storia passa attraverso Andrea, 13 anni, unico caso in Italia di una rarissima mutazione genetica, e sua madre Simona, che da anni alterna ospedali e impegno pubblico. C’è Cinzia Zaninelli, presidente dell’associazione, che parla di una vittoria “dei bambini di Taranto”, e sua figlia Serena, che vede in questa sentenza la prova che ciò che sembrava impossibile può diventare realtà. C’è Aurelio Rebuzzi, che lega questa giornata alla memoria del figlio Alessandro, morto a 16 anni chiedendo solo di respirare aria pulita.
Accanto a loro ci sono ex operai, insegnanti, hostess, pensionati, familiari di chi non ha potuto vedere questo risultato. Storie diverse, unite dalla stessa ferita e dalla stessa volontà: trasformare una sofferenza privata in una battaglia collettiva. La sentenza non è un traguardo, ma un punto di svolta. Zaninelli guarda già oltre e critica duramente il Comune, definendolo “un grande vuoto a perdere”, e propone la nascita di un movimento civico capace di difendere davvero Taranto.
Resta anche il progetto di una statua dedicata alle giovani vittime dell’inquinamento, un modo per dare un volto e una memoria a chi non ha avuto il tempo di vedere questo cambiamento. La forza dei Genitori Tarantini dimostra che, a volte, la giustizia nasce dal basso e che una città può ritrovare la propria voce proprio quando sembrava averla perduta.