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La decisione della Corte d’Appello di Milano sulla vicenda dell’ex Ilva apre una fase delicatissima per Taranto: non è in gioco soltanto il destino dei lavoratori, ma la tenuta complessiva dell’economia cittadina.

È l’allarme lanciato da Confesercenti CasaImpresa Taranto, che nei giorni scorsi aveva già richiamato l’attenzione del Governo sulla necessità di guardare oltre il perimetro dello stabilimento siderurgico.
La Presidente provinciale, Francesca Intermite, ribadisce un punto fermo: «La decisione dei giudici va rispettata. La tutela della salute e dell’ambiente non può più essere subordinata alle esigenze produttive. Ma è compito della politica impedire che gli effetti di questa situazione ricadano su lavoratori, famiglie, imprese e sull’intera comunità. Taranto non può essere costretta ancora una volta a scegliere tra lavoro e salute: sarebbe il segno di un fallimento collettivo».
La ripresa delle procedure di licenziamento collettivo che coinvolgono circa 2.500 lavoratori di 28 imprese dell’indotto conferma uno scenario che Confesercenti aveva già rappresentato al Governo: la crisi dell’ex Ilva rischia di propagarsi rapidamente oltre il settore industriale. Meno occupazione significa meno reddito, e meno reddito significa inevitabilmente meno consumi. Una spirale che può colpire commercio, pubblici esercizi, ristorazione, turismo, servizi alla persona, artigianato e professionisti, ossia l’ossatura delle micro e piccole imprese tarantine.

«Il vero rischio – sottolinea Intermite – è che alla crisi industriale si sommi una crisi urbana: attività che chiudono, locali vuoti, investimenti che si fermano, servizi che arretrano, quartieri che si impoveriscono. Una città non vive solo delle grandi fabbriche, ma delle migliaia di piccole imprese che ogni giorno garantiscono servizi, lavoro e presidio sociale».
Taranto, inoltre, non arriva a questo passaggio da una condizione neutra. La lunga stagione di incertezza iniziata nel 2012 ha già inciso sulle aspettative delle famiglie e sulla propensione alla spesa. Oggi il rischio è che quella instabilità si trasformi in una contrazione molto più profonda, proprio mentre il territorio sta cercando di costruire nuove opportunità di crescita.
Per Confesercenti, alla crisi industriale deve corrispondere una risposta economica straordinaria. Le proposte avanzate al Governo – oggi ancora più urgenti – puntano a un Piano straordinario per l’economia di prossimità, capace di sostenere le imprese più esposte alla riduzione dei consumi e, allo stesso tempo, favorire la diversificazione dell’economia locale.
Questo significa risorse dedicate alla liquidità e agli investimenti delle PMI del commercio, del turismo e dei servizi; strumenti fiscali per accompagnare le attività nella fase di transizione; incentivi per innovazione, efficientamento energetico e riqualificazione; politiche incisive per turismo, commercio urbano e attrattività del territorio.
Ma non basta difendere ciò che già esiste. «Questa crisi – prosegue Intermite – deve spingerci ad accelerare la costruzione di ciò che manca. Servono investimenti pubblici che mobilitino investimenti privati e creino nuove occasioni di lavoro. Bisogna mettere nelle condizioni di investire chi vuole scommettere su turismo, economia del mare, servizi, commercio, innovazione, cultura, logistica, nuove tecnologie e sulle tante potenzialità del territorio ancora inespresse».
L’esperienza dei XX Giochi del Mediterraneo, secondo Confesercenti, dimostra che Taranto sa cambiare passo quando istituzioni, imprese e comunità lavorano insieme. «Quella capacità non può restare una parentesi. La sfida non è immaginare una Taranto “senza” qualcosa, ma costruire una Taranto con più motori economici, più opportunità e una minore dipendenza da un unico grande insediamento industriale».
Confesercenti CasaImpresa Taranto chiede che il confronto avviato dal Governo diventi rapidamente operativo e che le rappresentanze del commercio, del turismo, dei servizi e delle PMI siano stabilmente coinvolte nella definizione degli interventi.
“Nessuno può limitarsi a osservare – conclude Francesca Intermite –. Bisogna tutelare subito lavoratori e imprese, ma allo stesso tempo progettare il dopo. Pubblico e privato devono concorrere a uno sforzo eccezionale. Taranto ha bisogno di risorse, progetti, investimenti e tempi certi. La sfida del cambiamento non è più rinviabile. Confesercenti è pronta a fare la propria parte”.

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