CRONACHE TARANTINE
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La frase di Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della Uil Taranto, diventa la chiave di lettura di una giornata che riporta al centro la crisi dell’indotto ex Ilva e le paure di 2.500 lavoratori.
Questa mattina, 14 Settembre, dopo l’assemblea davanti alla Portineria imprese, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero: una mobilitazione che arriva alla vigilia del confronto di domani a Palazzo Chigi, dove il Governo sarà chiamato a dare risposte immediate su occupazione, reddito e prospettive industriali.
Oliva parla di “tempo scaduto” e chiede il ritiro delle procedure di licenziamento, ammortizzatori straordinari e un piano industriale credibile. La Uil insiste sulla necessità di superare le contrapposizioni che hanno segnato la storia dello stabilimento: “Bisogna fare pace con la città”, afferma il coordinatore, indicando un percorso che tenga insieme bonifiche, messa in sicurezza delle aree e investimenti sull’area a freddo, oggi già operativa con forni alimentati a metano.
La fermata dell’area a caldo, se confermata, non deve trasformarsi in un nuovo vuoto occupazionale: per il sindacato, le bonifiche devono diventare un’occasione di tutela del lavoro, non di espulsione. Centrale anche la richiesta di una clausola sociale efficace per garantire continuità nei cambi di appalto e nei passaggi societari.
Domani, a Palazzo Chigi, Taranto attende decisioni: stop ai licenziamenti, risorse per la bonifica, tutela del reddito e investimenti capaci di valorizzare l’area a freddo. Solo così, conclude Oliva, sarà possibile “fare davvero pace con la città” e costruire un futuro che tenga insieme salute, ambiente, lavoro e sviluppo.