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Dal confronto a Palazzo Chigi arriva una prima risposta per lavoratori e aziende dell’indotto dell’ex Ilva.
Stop alle procedure di licenziamento collettivo e via libera a un ammortizzatore sociale unico. Fim, Fiom e Uilm mantengono però alta l’attenzione sul piano industriale e confermano lo stato di mobilitazione permanente.
Si registra un primo passo in avanti sul fronte della vertenza ex Ilva. È quanto evidenziano Fim, Fiom e Uilm nazionali al termine del confronto svoltosi a Palazzo Chigi con il Governo. Al centro dell’incontro la situazione di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, insieme alle difficoltà che stanno attraversando le aziende dell’appalto e dell’indotto.
Secondo le organizzazioni sindacali, la mobilitazione dei lavoratori ha consentito di ottenere «una prima risposta importante»: la sospensione delle procedure di licenziamento collettivo per le imprese dell’indotto e l’introduzione di un ammortizzatore sociale unico per affrontare la fase transitoria.
«Rimane aperta la discussione su tutti i punti contenuti nel Piano Straordinario Nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell’ex Ilva, presentato da Fim, Fiom e Uilm lo scorso 4 agosto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy», sottolineano i sindacati.
Il Governo ha annunciato un decreto d’urgenza che affronterà sia gli aspetti sociali sia quelli industriali della crisi. Tra le misure anticipate figurano la Cigs in deroga per i lavoratori delle aziende di appalto e dell’indotto, inizialmente prevista dal 1° ottobre 2026 a febbraio 2027, il pagamento dei crediti scaduti alle imprese dell’indotto e la conferma della Cigs con integrazione al 70% sia per Acciaierie d’Italia sia per Ilva in amministrazione straordinaria.
Nel provvedimento sarebbero inoltre previsti sistemi incentivanti, sia economici sia normativi, destinati a favorire nuovi investimenti sul territorio di Taranto.
Le sigle metalmeccaniche giudicano tuttavia insufficiente il capitolo industriale del decreto. Al momento il Governo ha confermato uno stanziamento di 800 milioni di euro per la realizzazione dell’impianto Dri, con la possibilità di incrementare le risorse nella legge di bilancio 2027 a condizione che l’eventuale aggiudicatario realizzi anche i forni elettrici.
«Questo dovrà essere un aspetto vincolante per mantenere in futuro una produzione di acciaio green che possa garantire risposte occupazionali all’intero gruppo», evidenziano Fim, Fiom e Uilm.
Durante il confronto, inoltre, il Governo ha chiesto una sospensione del tavolo alla luce della decisione della Corte di Cassazione di fissare per il 20 ottobre la discussione a Sezioni Unite sui ricorsi presentati da Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano relativo alla fermata dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto.
Una data che, secondo quanto emerso, rende necessario attendere un chiarimento sul quadro complessivo prima di proseguire il confronto politico e industriale.
Il negoziato riprenderà la prossima settimana. Intanto oggi è previsto un incontro tecnico al Ministero del Lavoro per approfondire nel dettaglio i contenuti del decreto.
Fim, Fiom e Uilm ribadiscono la loro piattaforma rivendicativa, fondata sulla tutela dell’occupazione, su un piano di intervento straordinario, sul rilancio della produzione green e sul ritorno alla piena occupazione. Per questo, concludono, «rimane confermato lo stato di mobilitazione permanente in tutti i siti del gruppo».