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Un asse del Nord per sganciarsi da Taranto e, in un certo senso, rendere più semplice la vendita degli impianti?

E' l'idea che sembra prendere corpo - seppur lanciata orami da qualche tempo - sulla proposta del sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere. A farlo intendere quasi esplicitamente è La Stampa.
La proposta avanzata da Rocchino Muliere per allargare il tavolo permanente istituito dalla Regione, con l'intento di monitorare la situazione dell'importante azienda siderurgica italiana estendendo il coinvolgimento anche alla vicina Liguria e alle sue realtà sociali e istituzionali, ha suscitato reazioni significative sia in ambito politico che sindacale, scrive l'organo d'informazione torinese. Dalla Regione confinante è emerso prontamente un ordine del giorno del Consiglio, che ha sollecitato la giunta Bucci a opporsi allo "spezzatino" del gruppo, mentre da Torino è giunta una risposta aperta alla proposta di Muliere.
Il presidente della Regione, Alberto Cirio, ha deciso di convocare l'8 ottobre il tavolo permanente, invitando anche Regione Liguria e Comune di Genova, dove si trova l'Ilva di Cornigliano, a partecipare alle discussioni. Saranno presenti anche le organizzazioni sindacali. Questa decisione, non scontata, potrebbe avere rilevanti implicazioni e segue la direzione auspicata con insistenza da Muliere.
Sebbene tutti neghino l'ipotesi, collegare i destini di Novi, Genova e Racconigi potrebbe rappresentare un 'piano B' rispetto alla questione nazionale sull'ex Ilva. Serve anche a evidenziare a Roma che le discussioni a Palazzo Chigi, secondo le diverse opinioni che circolano, stanno ignorando gli stabilimenti del Nord Italia legati a Taranto ma con potenziale indipendenza dalla realtà pugliese. La proposta di Rocchino Muliere è quindi forte e ha provocato un dibattito acceso.
A margine, non va trascurato che nei giorni scorsi il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, ha visitato gli impianti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Ufficialmente per preparare la manifestazione d'interesse di 14 aziende italiane che hanno acceso i riflettori su una possibile acquisizione dell'ex Ilva (tranne l'area a caldo di Taranto). E sono, ricordiamolo, Acciaieria Arvedi, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext), AFV Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Duferco Travi e Profilati, Feralpi Siderurgica, Ferriera Valsabbia, Lucchini RS Holding, Marcegaglia Carbon Steel, O.R.I. Martin, Rubiera Special Steel.
Ma non va nemmeno dimenticato che la situazione dello stabilimento tarantino è fragile sotto tanti punti di vista e ciò potrebbe in qualche modo indirizzare le 14 aziende a focalizzarsi solo sugli impianti del Nord Ovest, quindi dando il via a una sorta di 'spezzatino' della vendita degli asset ex Ilva. Una ipotesi azzardata? Può darsi, ma neppure da scartare.

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