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Foto di repertorio

Il governo italiano ha convocato l'industria petrolifera nazionale per cercare di aumentare la produzione interna di carburanti e contrastare l’aumento dei prezzi che rischia di scatenare una nuova ondata inflazionistica.

Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, e Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, hanno convocato per l'8 ottobre i dirigenti delle principali società di raffinazione, tra cui ENI e Saras, oltre ai grandi gruppi internazionali operanti in Italia, per affrontare le gravi limitazioni dell’offerta provocate dai conflitti in Iran e Ucraina. Lo riferiscono diverse fonti specializzate. ENI, come si ricorderà, proprio nei giorni scorsi ha deciso di venire incontro alle esigenze degli italiani, stabilendo un price cap sui carburanti (benzina 1,99 €, gasolio 2,19 € a litro). Una inizaitiva valida dal 28 settembre per 30 giorni, ma non è escluso che possa prorogarsi sino a fine anno.
Questa iniziativa coincide con la prossima scadenza del 5 ottobre dello sconto fiscale sulle accise, una misura dal costo di quasi 3 miliardi di euro per il 2026, che il governo Meloni non potrà prolungare per ragioni di bilancio, anche se i prezzi di benzina e diesel restano elevati sopra i 2 euro al litro. Questa situazione ha creato tensioni all'interno della maggioranza: mentre alcuni ministri cercano la collaborazione con le aziende di raffinazione, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la Lega propongono una tassa sugli extraprofitti delle compagnie energetiche da introdurre nella legge di bilancio 2027.
Il governo italiano ha quindi deciso di agire direttamente sui meccanismi di produzione nazionale per controllare l’aumento dei prezzi dei carburanti. Il vertice ministeriale previsto per l’8 ottobre coinvolgerà rappresentanti del settore petrolifero con l'obiettivo di esplorare misure tecniche per incrementare la produzione delle raffinerie italiane.
La convocazione, ufficializzata da Urso e Pichetto Fratin, include tutta la filiera della trasformazione, inclusi i commercianti internazionali di materie prime che stanno guadagnando terreno nel settore della raffinazione europea a discapito delle grandi aziende integrate. Parteciperanno al tavolo Eni SpA, Saras, Sonatrach, Socar-IP, oltre ad altre società come Ludoil e Alma Petroli. Il Ministero dell’Industria ha chiarito che l’incontro sarà focalizzato sull’analisi delle modalità con cui le raffinerie nazionali possono incrementare la produzione dei principali prodotti per mitigare l’impatto della situazione internazionale sull’approvvigionamento del Paese.
Già durante l’estate erano emerse criticità nelle scorte. A luglio, Eni aveva segnalato che i livelli di stoccaggio dei prodotti petroliferi raffinati avevano raggiunto livelli estremamente bassi, una situazione critica che ha spinto a posticipare interventi di manutenzione su una delle raffinerie per continuare le operazioni di fornitura.
La raffineria di Taranto potrebbe svolgere un ruolo chiave. Questo sito produttivo è essenziale per l’economia del Sud Italia ed è collegato ai giacimenti in Basilicata tramite un oleodotto proveniente dal Centro Oli Val d’Agri (COVA) di Viggiano, che fornisce quasi la metà degli idrocarburi prodotti in Italia. Situata in Puglia, rappresenta il nodo logistico più rilevante del Sud Italia grazie alla sua posizione strategica e alla capacità di mercato annua di circa 5 milioni di tonnellate di prodotti, come riporta ENI stessa. Anche se non ancora deciso con certezza in attesa del vertice romano, è probabile che la raffineria di Taranto possa aumentare la produzione per contrastare l'attuale crisi di approvvigionamenti insieme ad altri produttori.

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