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«Non possiamo più permetterci che una delle principali infrastrutture del territorio produca molto meno delle sue potenzialità».


Mentre la città discute di diversificazione economica e del futuro dell’ex Ilva, il porto continua a rappresentare una risorsa strategica ancora largamente sottoutilizzata. È l’allarme lanciato da Confartigianato Taranto, che chiede un cambio di passo nella governance e una strategia chiara, con tempi e obiettivi verificabili, per rilanciare lo scalo ionico e trasformarlo in uno dei pilastri della nuova economia cittadina.
Il porto e la sfida della diversificazione.
«La nuova economia di Taranto dovrà poggiare su più gambe. Il porto è certamente una di queste. Ma se questa gamba rimane legata, mentre altre rallentano o si fermano, Taranto non può andare da nessuna parte». Parte da questa considerazione l'intervento di Confartigianato Taranto, che invita istituzioni e operatori economici a misurare senza reticenze i risultati ottenuti negli ultimi anni.
Secondo l'associazione, il problema non riguarda soltanto il volume delle merci movimentate, ma soprattutto la capacità dello scalo di generare nuove attività economiche, occupazione e sviluppo per il territorio. Una sfida che diventa ancora più urgente in una fase caratterizzata dalle difficoltà della grande industria e dalla necessità di costruire un modello economico più articolato e meno dipendente dall'acciaio.
Numeri in calo e traffici da diversificare.
I dati richiamati da Confartigianato evidenziano una contrazione significativa dell'attività portuale. Tra il 2016 e il 2025 il traffico merci è passato da 24,7 a 12,2 milioni di tonnellate, con una riduzione superiore al 50 per cento. Nel 2025 sono approdate a Taranto 729 navi, il 9 per cento in meno rispetto all'anno precedente.
A pesare è soprattutto il legame con i traffici industriali tradizionali: l'82,5 per cento delle merci movimentate è costituito da rinfuse solide e liquide, direttamente collegate alle attività dell'acciaieria e della raffineria. Una dipendenza che, secondo l'associazione, rende ancora più evidente la necessità di ampliare il ventaglio delle attività portuali.
Il confronto con altri scali pugliesi viene indicato come elemento di riflessione. Bari, nei primi nove mesi del 2025, aveva già registrato 1.480 accosti, mentre Brindisi, anch'essa impegnata in una difficile transizione industriale, aveva raggiunto 1.170 accosti, oltre 96 mila camion e trailer e più di 3 milioni di tonnellate di traffico Ro-Ro. A Taranto, nello stesso periodo, il traffico Ro-Ro si è fermato a livelli molto più contenuti.
Il nodo del Molo Polisettoriale
Tra i temi centrali evidenziati da Confartigianato c'è il futuro del Molo Polisettoriale. La concessione alla San Cataldo Container Terminal, controllata dal gruppo Yilport, risale al 2019. Eppure, nel 2025, il traffico container si è attestato su appena 9.374 TEU.
Per l'associazione non è il momento di individuare colpe, ma di definire responsabilità e tempi certi. «Una comunità ha il diritto di chiedere non più perché non si è potuto fare, ma quando si farà», sottolinea il documento, chiedendo che venga chiarito chi debba intervenire e con quali scadenze per superare le criticità che continuano a frenare lo sviluppo del porto.
Confronto e cronoprogramma pubblico
Confartigianato guarda con attenzione alla nuova governance dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio guidata da Giovanni Gugliotti, evidenziando come le attuali responsabilità non possano essere attribuite esclusivamente all'attuale presidente, insediatosi da poco.
Proprio per questo l'associazione chiede una netta discontinuità nel metodo e propone l'apertura di un confronto permanente tra istituzioni, operatori economici e rappresentanze sociali per definire una strategia condivisa di rilancio. Al centro della proposta un cronoprogramma pubblico e verificabile sui principali dossier: infrastrutture e dragaggi, Molo Polisettoriale, intermodalità ferroviaria, retroporto, nuovi traffici, logistica ed eolico offshore.
«Per ogni dossier servono obiettivo, responsabilità, scadenza e risultato», è la richiesta avanzata da Confartigianato.
«Il porto deve aiutare Taranto a costruire il suo futuro»
Per l'associazione il successo dello scalo non può essere misurato soltanto in tonnellate movimentate o numero di navi attraccate. Il vero indicatore deve essere la capacità di generare lavoro, servizi, investimenti e occupazione stabile per il territorio.
Da qui l'appello finale: il rilancio del porto non può restare subordinato alla ripartenza dell'ex Ilva. Al contrario, deve essere proprio il porto a contribuire alla costruzione di un nuovo modello economico per Taranto.
«Il porto è una delle gambe sulle quali deve correre la nuova Taranto. Quella gamba va liberata. Adesso», conclude il segretario generale di Confartigianato Taranto, Fabio Paolillo.

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