CRONACHE TARANTINE
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"Quanto sta accadendo attorno alla vertenza Ilva, dove il percepibile disallineamento tra i commissari straordinari e il governo, sta producendo un diffuso senso di incertezza, ricade, come sempre, sulle imprese dell'indotto e sui lavoratori". E' il commento di Nicola Convertino, presidente AIGI (Associazione Indotto AdI e General Industries).
Secondo Convertino, "il decreto di rifinanziamento, che avrebbe dovuto dare ossigeno alla gestione commissariale, ha determinato di fatto un blocco dei pagamenti verso le aziende dell'appalto. Una situazione che potrà essere sbloccata solo con un atto del governo che chiarisca, senza ambiguità, i termini di applicazione del decreto stesso. Su questo punto abbiamo notizie positive - aggiunge - perché pare che la nota esplicativa sulla gestione dei crediti sarà inserita nel prossimo decreto giustizia, ma siamo abituati a valutare i risultati. Fino a quel momento, le imprese restano appese a un'incertezza che si traduce in mancanza di liquidità, difficoltà a pagare fornitori e dipendenti, e un logoramento che non può più essere tollerato".
A questo si aggiunge il decreto sulla cassa integrazione, annunciato da settimane ma ancora non varato: "Nel frattempo, l'azienda non aspetta: sta già comunicando riduzioni di personale al proprio interno ed alle ditte dell'appalto, anticipando di fatto sul campo misure che dovrebbero essere accompagnate — se non addirittura precedute — da strumenti di tutela sociale ancora inesistenti sulla carta".
E non finisce qui, secondo l'AIGI: "Il blocco della cessione dei crediti produce un arco temporale senza liquidità difficilmente sostenibile oltre alle ferite ancora aperte che si trascinano da anni e che nessuno ha ancora affrontato seriamente: il nodo IFIS, tuttora irrisolto; la par condicio delle 'tardive', il problema della disparità di trattamento tra le imprese creditrici che attendono ancora una soluzione equa; il recupero dell'IVA e dell'IRES del 2015, un credito che le aziende vantano da un decennio senza che sia mai arrivata una risposta".
Poi l'amara conclusione: "Di fronte a questo quadro, se qualcuno oggi afferma che va tutto bene, evidentemente, non conosce la realtà in cui vivono ogni giorno le imprese dell'indotto tarantino".