CRONACHE TARANTINE
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Gli impianti sportivi di Taranto, quelli ereditati dai Giochi del Mediterraneo, fanno gola.
Magari non proprio tutti (pensiamo allo Stadio del Nuoto, purtroppo attualmente poco appetibile per via degli elevati costi di gestione), ma quasi. Perchè parliamo di strutture moderne, forse le più moderne almeno al centro-sud, e quindi nel mirino non soltanto di chi quotidianamente fa sport ma anche di chi nello sport vuole investire per avviare il proprio business.
Legittimo, per carità. Oggi pensare allo sport con l'approccio di un tempo - presidenti e soci di associazioni disposti a scucire quattrini per passione - non è più concepibile: occorre pianificare, programmare e passare all'azione, riducendo al minimo i rischi per ottenere comunque il massimo dell'obiettivo prefissato.
Perchè questo preambolo? Beh, nei giorni scorsi non sarà sfuggita l'idea balenata nella mente dei fratelli Ladisa proprio sulla gestione di alcuni impianti sportivi della città. Ma non solo. Nella proposta di partenariato pubblico-privato depositata, ci sono anche i parcheggi sotterranei in pieno centro cittadino (sotto piazza Garibaldi e Palazzo degli Uffici). Un investimento di oltre 80 milioni di euro blindato dagli istituti di credito Mediobanca e Monte dei Paschi di Siena, che legherebbe un progetto di rigenerazione urbana per 30 anni. C'è già la denominazione Edicola Village, quasi un marchio di fabbrica per i Ladisa. Gli impianti sportivi che rientrano nel progetto, come noto da giorni, sono lo 'Iacovone', il Palaricciardi, lo Stadio 'Valente' e il Parco Salinella.
Fin qui niente di scandaloso. Ci sta che imprenditori presenti sul territorio, seppur non del posto, allarghino i propri orizzonti economici (oltre la squadra di calcio, come nel caso dei Ladisa). Anzi, per certi versi, ben vengano a smuovere le acque in una città che non riesce a slegarsi dalla monocultura industriale.
C'è un però che fa riflettere. Non sarà sfuggito neppure quella sorta di 'altolà' profferito da Palazzo di città, e proprio indirizzato ai Ladisa. Ricordiamo un paio di passaggi: "L’ente ha espressamente rappresentato la volontà di non stravolgere la destinazione d’uso degli impianti, preservandone l'originaria vocazione pubblica e la specificità sportiva". E poi: "Pur riconoscendo il valore dell’iniziativa privata nella valorizzazione di beni complessi, l’Amministrazione ritiene prioritario tutelare la continuità delle procedure amministrative già avviate o concluse, i diritti dei gestori legittimamente individuati e la coerenza dell’intero modello di gestione con la pratica delle discipline sportive per le quali gli impianti sono stati realizzati, fatto salvo l’eventuale raggiungimento di intese preliminari tra gestori individuati e potenziali che si dimostrino inequivocabilmente coerenti con i principi e gli indirizzi dell’ente".
Come dire: il Parco Urbano Salinella è stato già assegnato alla Mediterraneo (la società che gestisce la piscina comunale di via Bruno), per cui solo nel caso di un passo indietro di quest'ultima o qualche intoppo l'impianto non può, al momento perlomeno, rientrare nel progetto dei Ladisa.
L'aspetto più importante, però, è l'aver sottolineato come il Comune non voglia stravolgere la destinazione d'uso degli impianti. Che significa? Che nel progetto dei Ladisa s'è intravista la volontà di cambiare qualcosa (c'è chi parla dello Stadio 'Valente' trasformato da impianto per l'atletica in campo di calcio: speriamo sia una bufala)? Così come qualche locale dello stadio 'Iacovone' magari utilizzato diversamente (azzardiamo noi...)?
Insomma, il Comune ha posto ufficialmente dei punti fermi: gli impianti saranno utilizzati per ciò a cui sono destinati. Nulla di più, nulla di meno. E ci sembra legittimo almeno quanto legittime siano le aspirazioni dei potenziali assegnatari degli impianti o di quanti, come i Ladisa, auspicano.
Anzi, bene farebbe il Comune - ma non nutriamo dubbi - a stabilire punto su punto l'accordo eventuale da stringere con i futuri gestori delle strutture, onde evitare sorprese. Qui non si tratta di essere pro o contro qualcuno, in questo caso pro o contro i Ladisa.
Parliamoci chiaro, nessuno slalom giornalistico. Questa città nei secoli ha soprattutto subìto: dall'essere territorio di dominio straniero a terreno fertile per insediamenti industriali voluti dall'alto. Almeno in questo caso, Taranto accolga con favore proposte che possano favorirne lo sviluppo, anche se provenienti da imprese forestiere. Ma sappia anche preservare i propri interessi evitando così quelli famelici di quanti per il proprio business sarebbero disposti a qualunque cosa.