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Foto di repertorio

Dall’Assemblea nazionale di Confartigianato Trasporti arrivano impegni concreti su crediti d’imposta, rinnovo del parco veicolare e sostegno alle imprese.

Ma per gli autotrasportatori l’emergenza carburanti continua a pesare sui bilanci: tra febbraio e settembre gli extracosti hanno superato gli 11mila euro per ogni camion. Per Confartigianato Taranto, tuttavia, la vera sfida resta il costo dell’energia e la capacità dello Stato di intervenire con una visione industriale di lungo periodo.
Il peso del caro gasolio
Per un autotrasportatore il gasolio non è una spesa accessoria, ma una vera e propria materia prima. I dati illustrati durante l’Assemblea nazionale 2026 di Confartigianato Trasporti, svoltasi a Roma sul tema “Guidare il cambiamento. L’autotrasporto del futuro”, fotografano una situazione che continua a mettere sotto pressione le imprese.
Tra febbraio e settembre il prezzo industriale del gasolio, al netto delle imposte, è aumentato del 54,3%. Per un mezzo pesante con serbatoio da 900 litri il costo di un pieno è passato da 1.503,78 euro a 1.971,61 euro, con un incremento di 467,83 euro per rifornimento.
Tradotto nella quotidianità delle aziende, quattro pieni al mese significano quasi 1.900 euro di costi aggiuntivi e oltre 11.227 euro di extracosti per ciascun camion nel periodo considerato. Una cifra che, moltiplicata per una flotta di cinque, dieci o venti mezzi, evidenzia l’impatto diretto sulla tenuta economica delle imprese del settore.
Gli impegni del Governo
Nel corso dell’assemblea, il presidente di Confartigianato Trasporti, Claudio Riva, ha ribadito la necessità di misure specifiche per le imprese maggiormente esposte al caro carburanti, chiedendo strumenti strutturali di compensazione, lo sblocco dei fondi per il rinnovo del parco veicolare e una revisione delle norme europee sui tempi di guida e di riposo.
Al confronto con la categoria hanno partecipato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il viceministro Edoardo Rixi, la sottosegretaria al Ministero dell’Economia Lucia Albano e il presidente della Commissione Trasporti della Camera Salvatore Deidda.
Dal tavolo sono arrivati alcuni impegni concreti. Il Governo ha indicato il 20 ottobre come data di avvio delle erogazioni dei crediti d’imposta, con una capacità stimata di circa 2.000 pratiche al giorno. Inoltre, è stata annunciata la ricerca di ulteriori risorse, tra 80 e 90 milioni di euro, per coprire integralmente le richieste presentate dal comparto e consentire la compensazione almeno fino a marzo 2027.
Per quanto riguarda i 590 milioni destinati al rinnovo dei mezzi nel periodo 2027-2031, la firma del Ministero dell’Economia è attesa entro la fine di ottobre. Previsti anche l’insediamento della Consulta dell’autotrasporto e una iniziativa italiana a Bruxelles sulla disciplina dei tempi di guida e di riposo.
Oltre l’emergenza
Per Confartigianato si tratta di segnali importanti, frutto del confronto portato avanti dalla principale organizzazione rappresentativa dell’autotrasporto artigiano. Tuttavia, resta aperto l’interrogativo centrale: quanti degli oltre 11mila euro di extracosti per camion saranno realmente compensati e quanti continueranno a gravare sulle aziende.
È qui che il tema si allarga al costo complessivo dell’energia e agli strumenti di cui il Paese dispone per affrontare le crisi future.
L’introduzione da parte di Eni di un tetto ai prezzi sulla propria rete, fissato a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, viene considerata una misura positiva. Ma, secondo Confartigianato Taranto, la questione è più ampia e riguarda il ruolo strategico che lo Stato dovrebbe continuare a esercitare nel settore energetico.
«Quando una leva esiste, può essere utilizzata. Quando quella leva non c’è più, si perde una concreta possibilità di intervento», evidenzia l’associazione, sottolineando come ristori e crediti d’imposta siano strumenti indispensabili nelle emergenze, ma non possano rappresentare l’unica risposta a crisi sempre più ricorrenti.
La situazione a Taranto
Il problema non riguarda soltanto i carburanti. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confartigianato, le piccole imprese della provincia di Taranto sostengono un extracosto per l’energia elettrica pari a circa 100 milioni di euro rispetto alla media europea, il quarto valore più elevato tra le province italiane.
Un elemento che pesa direttamente sulla competitività del territorio, proprio mentre si discute di porto, logistica, industria, diversificazione produttiva e futuro dell’ex Ilva.
Per l’associazione, investimenti e infrastrutture restano fondamentali, ma rischiano di non essere sufficienti se le imprese continuano a sostenere costi energetici e di trasporto superiori a quelli dei concorrenti.
Gli impegni assunti a Roma rappresentano dunque un primo passo, ma la sfida resta quella di affrontare il nodo strutturale dell’energia. Perché, conclude Confartigianato Taranto, «non si può costruire una politica industriale e poi lasciare che il costo dell’energia ne divori la competitività».

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