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L'associazione animalista sollecita un'ordinanza urgente del sindaco per vietare l'attività venatoria nelle due aree naturalistiche. Al centro della richiesta la tutela della biodiversità, la sicurezza dei residenti e la prevenzione dei rischi ambientali.


La LAC (Lega per l'Abolizione della Caccia) di Taranto torna a chiedere un intervento immediato per fermare l'attività venatoria nell'area del Fiume Pamunto e nella zona umida di Marechiaro-Sabbione in vista dell'apertura della stagione venatoria 2026.
L'associazione ha infatti sollecitato l'Amministrazione comunale affinché il sindaco adotti un'ordinanza contingibile e urgente, ai sensi dell'articolo 54 del Testo unico degli enti locali, per vietare la caccia e lo sparo nelle due aree considerate di particolare pregio naturalistico. La richiesta segue un'istanza formalizzata il 28 maggio scorso e una precedente manifestazione di interesse per la gestione condivisa dell'area trasmessa il 26 febbraio 2026, iniziative che, secondo la LAC, non avrebbero ancora ricevuto alcun riscontro da Palazzo di Città.
Tra le principali motivazioni alla base della richiesta figura la tutela dell'avifauna e della biodiversità. Il bacino del Pamunto e l'area costiera del Sabbione rappresentano infatti un importante corridoio ecologico per numerose specie di uccelli protette dalla normativa europea, utilizzato per la nidificazione, la sosta migratoria e lo svernamento.
L'associazione richiama inoltre la necessità di garantire la sicurezza pubblica. Le aree interessate si trovano infatti in prossimità dei popolosi quartieri di Lama e San Vito e sono frequentate quotidianamente da residenti, sportivi e utenti della viabilità locale. Particolare attenzione viene posta alla presenza di anziani e persone con disabilità, che potrebbero risentire maggiormente dei rischi e dei disagi connessi all'attività venatoria.
Un ulteriore aspetto evidenziato riguarda la prevenzione degli incendi e la salvaguardia ambientale. Secondo la LAC, il divieto di caccia contribuirebbe a ridurre il rischio di innesco di roghi in zone già interessate in passato da incendi boschivi, limitando al tempo stesso l'inquinamento acustico e l'abbandono di bossoli e munizioni sul terreno.
«La nostra priorità assoluta è fermare la caccia in un'area ad altissimo valore naturalistico e a forte densità abitativa», dichiara il delegato responsabile della LAC Taranto, Cosimo Manna. «Il sindaco ha il dovere e il potere di intervenire con urgenza a tutela della sicurezza dei cittadini e della biodiversità, principio sancito dall'articolo 9 della Costituzione».
La LAC rinnova infine la richiesta di aprire un tavolo tecnico con gli enti competenti e sollecita il Prefetto e il Comando di Polizia Locale ad attivare specifici controlli sul territorio per contrastare eventuali violazioni delle norme venatorie e fenomeni di bracconaggio.

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