CRONACHE TARANTINE
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Tutti in attesa della sentenza della Corte d’appello di Milano che, com'è arcinoto, si è riservata sulla nuova richiesta di sospensiva del provvedimento che impone lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico dell’ex Ilva a Taranto.
E sempre in proiezione all'appuntamento in Cassazione, il 20 ottobre, quando la Suprema Corte si esprimerà sul ricorso a suo tempo presentato da Acciaierie d'Italia e commissari Ilva sulla prima sentenza della Corte d'Appello che ha imposto lo spegnimento dell'area a caldo entro il 28 ottobre.
La sentenza dei giudici milanesi (sarebbe la seconda) dovrebbe giungere oggi. Ricordiamo che già la Procura Generale milanese si era espressa alla vigilia contro il ricorso, quindi confermando le tesi della Corte sullo spegnimento. Una sentenza che potrebbe porre il sigillo definitivo - o quasi, visto che c'è ancora il parere della Cassazione - su una storia, quella dello stabilimento siderurgico con tutti gli strascichi conseguenti, che ha inciso pesantemente sulla vita dei tarantini e quindi di una città che ha pagato e paga a caro prezzo l'accertato disastro ambientale.
Ieri, intanto, è tornato a parlare il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sulla vicenda, a margine della cerimonia di inaugurazione del Salone Nautico di Genova.
"Aspetto di ora in ora, di minuto in minuto, la decisione della Corte d'Appello. Le decisioni sono nelle mani di un altro potere, quello giudiziario, che sorprende ogni giorno per le decisioni che prende", le sue impressioni e ha ribadito ancora una volta un concetto: "Siamo finiti, non per nostra decisione, ma per decisioni altrui, in un labirinto in cui qualcuno ha spento anche la luce", e quando arriverà la sentenza non si potrà che "applicarla, necessariamente, doverosamente. Abbiamo rispetto per il potere giudiziario" e, ha concluso, "mi auguro che il potere giudiziario abbia rispetto per il lavoro italiano".