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La crisi del settore dei Contact Center in Puglia non può più essere affrontata azienda per azienda.

È l'allarme lanciato da UGL Telecomunicazioni, che chiede alla Regione l'istituzione di un tavolo permanente per governare le trasformazioni in atto, tra calo dei volumi, automazione e impatto crescente dell'intelligenza artificiale.
«Gli ammortizzatori sociali rappresentano uno strumento fondamentale per tutelare reddito e occupazione, ma da soli non possono risolvere una crisi che coinvolge l'intero comparto dei Contact Center». È la posizione espressa da UGL Telecomunicazioni Puglia, che richiama l'attenzione sulle vertenze aperte in diverse aziende del settore, tra cui Covisian, Konecta e System House.
Secondo il sindacato, il rischio è quello di alimentare un circolo vizioso in cui la riduzione dei volumi di lavoro porta al ricorso agli ammortizzatori sociali e, successivamente, a nuove dichiarazioni di esubero. «Se più aziende ricorrono contemporaneamente agli strumenti di integrazione salariale, significa che è il sistema nel suo complesso a non reggere», evidenzia l'organizzazione sindacale.
Particolare attenzione viene rivolta all'impatto dell'intelligenza artificiale e dell'automazione. «Non siamo contrari all'innovazione, ma all'idea che innovare significhi automaticamente ridurre il capitale umano», afferma il segretario regionale UGL Telecomunicazioni, Francesco Russo. Per il sindacato, prima di parlare di esuberi occorre investire su formazione, riqualificazione professionale, riconversione delle competenze e sviluppo di nuovi servizi.
UGL sottolinea inoltre le ricadute economiche e sociali della perdita di posti di lavoro. «Quando si perde un'occupazione non si riduce soltanto il reddito di una famiglia, ma si indebolisce l'intero tessuto economico del territorio», rimarca il sindacato, evidenziando gli effetti sui consumi e sulle attività locali.
Da qui la richiesta alla Regione Puglia e alle istituzioni competenti di convocare un tavolo regionale permanente che coinvolga sindacati, imprese e soggetti istituzionali per monitorare le crisi in corso, valutare gli investimenti programmati e definire strategie capaci di garantire occupazione stabile e qualificata.
«Non possiamo limitarci a finanziare la transizione, dobbiamo governarla. La Puglia ha bisogno di innovazione e competitività, ma anche di lavoro stabile, qualificato e dignitoso. Quando si perde un posto di lavoro, si indebolisce una comunità», conclude Russo.

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