CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Ex Ilva, altiforni fermi e futuro appeso a un decreto: l'asse Milano-Roma decide le sorti di Taranto.
Doppio colpo di scena sul futuro dell'ex Ilva di Taranto. Mentre la Corte d'Appello di Milano conferma lo stop agli altiforni respingendo la richiesta di sospensiva dei commissari, a Roma il governo corre ai ripari e prepara un nuovo decreto per blindare la cassa integrazione e sostenere l'indotto. In ballo non c'è solo la continuità produttiva dell'acciaieria, ma la tenuta occupazionale ed economica di un intero territorio.
La strada per la ripartenza dell'ex Ilva si fa sempre più stretta. La Corte d'Appello di Milano ha confermato lo stop agli altiforni, rigettando l'istanza di sospensiva presentata dai commissari straordinari di Acciaierie d'Italia contro l'ordinanza del Tribunale che ne aveva disposto il fermo.
Un pronunciamento pesante, che arriva in uno dei momenti più delicati per il polo siderurgico tarantino. I commissari puntavano a ottenere almeno una sospensione temporanea del provvedimento, ma i giudici milanesi hanno detto no. Resta così pienamente efficace l'ordine di fermo degli impianti, con tutte le conseguenze industriali e occupazionali che ne derivano.
La decisione giudiziaria si inserisce in un quadro già segnato da profonde incertezze sul futuro industriale dello stabilimento, stretto tra i vincoli delle aule di tribunale, il confronto aperto con la Commissione Europea e la ricerca, ancora tutta in divenire, di un partner industriale disposto a scommettere sul rilancio.
E mentre sul fronte giudiziario il nodo si stringe, a Roma si apre con urgenza il dossier più sensibile per migliaia di famiglie: quello degli ammortizzatori sociali.
Il Ministero del Lavoro sta lavorando a ritmo serrato a un nuovo provvedimento d'urgenza per garantire la continuità della cassa integrazione. Le risorse stanziate con gli ultimi decreti coprono infatti solo fino a metà febbraio, poi si aprirebbe un vuoto di tutela insostenibile per il siderurgico ionico.
Secondo le stime circolate nelle ultime ore e riportate dalla stampa nazionale, il ricorso massiccio alla Cig potrebbe riguardare circa 3.500 lavoratori diretti di Acciaierie d'Italia, a cui si aggiunge una fetta consistente dell'indotto, già in forte sofferenza da mesi tra cali di commesse, ritardi nei pagamenti e incertezza sulle prospettive.
L'obiettivo del governo, in queste ore, è duplice: da un lato assicurare una copertura senza soluzione di continuità per i lavoratori già in cassa integrazione, dall'altro introdurre misure specifiche a sostegno delle imprese dell'indotto, che rischiano di non reggere l'ulteriore frenata produttiva imposta dallo stop agli altiforni.
Un intervento che sindacati e associazioni datoriali chiedono da settimane, invocando risposte rapide e certezze. Senza un decreto ponte, avvertono, non si tutela soltanto il reddito dei lavoratori ma si mette a rischio la stessa sopravvivenza di decine di aziende che vivono di siderurgia.
Ora l'attenzione si sposta a Roma. Da un lato la Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla vicenda degli altiforni; dall'altro il governo, impegnato a definire il nuovo decreto per garantire la continuità della cassa integrazione e il sostegno all'indotto. Nel frattempo Taranto resta in bilico, con migliaia di lavoratori e decine di imprese in attesa di risposte decisive per il futuro del polo siderurgico.