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Arriva la convocazione dei sindacati, nella Sala Verde di Palazzo Chigi, per giovedì, 8 ottobre.

L'invito per un aggiornamento sulla situazione dell'ex Ilva è stato rivolto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Alla riunione sarà presente una delegazione del Governo.
Ma ci potrebbe essere una ulteriore valutazione della vicenda in Consiglio dei Ministri, convocato il 13 ottobre, martedì prossimo. Fonti di palazzo affermano che potrebbe essere l'occasione di dare il via al decreto legge sulla tutela dei lavoratori della ex Ilva, inclusi quelli dell'indotto. Decreto che proprio nei giorni scorsi il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso annunciava come già pronto.
Proprio i livelli occupazionali, specialmente per i dipendenti indiretti, preoccupano parecchio, visto che ci sarebbero già un buon numero di aziende pronte a richiedere la cassa integrazione, oltre che sullo sfondo l'ombra di licenziamenti.
A riguardo, il Ministero del Lavoro starebbe preparando un nuovo intervento normativo d’urgenza per garantire la continuità della cassa integrazione stessa, considerando che le risorse già stanziate assicurerebbero la copertura soltanto fino alla metà di febbraio. Senza un nuovo provvedimento, si aprirebbe quindi un vuoto di tutela proprio mentre lo stabilimento tarantino entra in una fase ancora più delicata.
Secondo le stime richiamate nelle ultime ore, il ricorso alla cassa integrazione potrebbe interessare circa 3.500 lavoratori diretti di Acciaierie d’Italia, ai quali si aggiungono gli addetti delle imprese dell’indotto, già alle prese con riduzioni delle commesse, ritardi nei pagamenti e forte incertezza sul futuro.
In mezzo c'è il nuovo capitolo giudiziario. Come già scritto ieri, il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione ha aperto una crepa - la cui entità eventuale non è possibile conoscere - nelle certezze invece delle due sentenze della Corte d'Appello di Milano, che avevano fissato senza indugi lo stop all'area a caldo dello stabilimento tarantino. Per il Procuratore generale, pur condividendo  gran parte dell'impianto dell'ultima sentenza, ritiene, tra altri rilievi, che la presenza di amianto nei cowpers non comporterebbe rischi (in pratica è imprigionato). Altro rilievo, a quanto si sa, è l'assenza del confronto tra la VIS (valutazione d'impatto sanitario) presentata nel 2025 dall'operatore con il parere dell'Istituto superiore di Sanità.
Insomma, difficile prevedere i risvolti nell'appuntamento del 20 ottobre, quando a Sezione Riunite si riunirà la Corte di Cassazione. Per il momento l'intera vicenda ex Ilva è in una fase di stallo. Il che, come accennato, preoccupa tanto coloro i quali da anni si battono contro il 'mostro d'acciaio' - nella speranza che si ponga la parola 'fine' - quanto i lavoratori diretti e indiretti il cui futuro è davvero molto incerto. E, di sicuro non di lato, tutte quelle aziende che in qualche modo sono legate al destino dello stabilimento. Così come la città e l'intero tessuto socio-economico, nonostante da alcuni anni, seppur a fatica, lentamente e con tante difficoltà, abbia intrapreso un percorso di diversificazione.

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