CRONACHE TARANTINE
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Un nuovo capitolo si aggiunge alla complessa situazione dell'ex Ilva. Gli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano, che rappresentano i cittadini di Taranto coinvolti nel procedimento, hanno presentato un secondo controricorso, questa volta diretto a Ilva in amministrazione straordinaria.
L'obiettivo è convincere la Corte di Cassazione a respingere il ricorso della società contro la decisione che impone la chiusura dell'area a caldo dell'impianto siderurgico. Essi chiedono che il ricorso venga dichiarato "inammissibile", "improponibile", "improcedibile" o, in alternativa, "infondato". Tra le ragioni addotte figura anche una possibile mancanza di interesse, in considerazione di eventi e atti sopravvenuti.
Il ricorso di Ilva, notificato il 14 agosto 2026, contesta il decreto 425/2026 emesso dalla Corte d'Appello di Milano, specializzata in diritto commerciale. Con tale decreto, i giudici avevano ordinato lo stop all'area a caldo entro 90 giorni dal 27 luglio, citando preoccupazioni per l'inquinamento e rischi alla salute.
Nel frattempo, la scadenza del decreto è più vicina e a Taranto sono già iniziate le operazioni di fermata di alcuni impianti, tra cui l'altoforno 2 e l'acciaieria 2. Lo stop interesserà anche gli impianti di Genova-Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi entro metà novembre, come annunciato dall'azienda. Questo nuovo controricorso segue quello depositato recentemente contro Acciaierie d’Italia spa e Acciaierie d’Italia holding. Nel documento indirizzato a Ilva, gli avvocati riprendono le argomentazioni sviluppate nei confronti delle altre due società, integrando ulteriori elementi.
La questione sarà esaminata dalle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione il 20 ottobre. Recentemente, anche la Procura generale della Cassazione ha sollevato obiezioni su vari aspetti del provvedimento milanese, tra cui la presenza di amianto, le emissioni, la qualità dell’aria e l'Autorizzazione integrata ambientale. La Corte d'Appello di Milano ha confermato il proprio decreto dopo le udienze del 9 e del 30 settembre, respingendo le richieste di sospensione avanzate dalle due società siderurgiche, motivate anche dalla prossimità della decisione della Cassazione.