CRONACHE TARANTINE
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La crisi dell'ex Ilva non può determinare anche i tempi della diversificazione economica di Taranto.
"Mentre continuiamo a discutere del futuro della grande industria siderurgica, altrove si pianificano già le produzioni dei prossimi anni. Rimandare la creazione di nuove attività industriali fino alla conclusione della vertenza sarebbe un errore grave e rischioso": questo è il messaggio lanciato da Fabio Paolillo, segretario di Confartigianato Taranto, in una nota diffusa alla stampa.
Paolillo sottolinea che questa tematica avrebbe dovuto essere affrontata almeno quattordici anni fa. Taranto ha un enorme potenziale: due mari, un porto strategico, l’Arsenale, zone industriali, cantieri e un’importante presenza di imprese che già operano nel settore navale. Tuttavia, queste risorse non sono ancora state sfruttate per creare una solida filiera di costruzioni navali su larga scala. Dichiarando che non basta elencare le opportunità disponibili, ribadisce l’urgenza di metterle concretamente a frutto.
Proseguendo nella sua analisi, il segretario pone l’attenzione sulle strategie adottate da Fincantieri, che sta ridefinendo i propri assetti produttivi. Il piano industriale per il periodo 2026-2030 prevede il raddoppio della produttività dei cantieri italiani per la Difesa, nuovi investimenti nel settore delle navi da crociera e lo spostamento in Romania di alcune lavorazioni su sezioni e tronconi. Decisioni di questa portata avranno un impatto significativo sull’intero comparto. Paolillo si chiede dunque perché Taranto debba esserne esclusa, sottolineando che Fincantieri è una realtà controllata pubblicamente da CDP Equity, e invita il Governo a favorire un dialogo con l’azienda per valutare concretamente la possibilità di avviare nuovi progetti di costruzione navale nel capoluogo ionico.
Già a maggio 2025, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) aveva segnalato Fincantieri come uno dei soggetti proponenti di investimenti su Taranto, annunciando anche l’istituzione di un tavolo permanente per seguirne il progresso. Confartigianato partecipò a quell’incontro. Ora, però, è necessario fare il punto e comprendere quali passi avanti siano stati compiuti. Paolillo evidenzia come la creazione di grandi navi complete potrebbe rappresentare un nuovo obiettivo da perseguire attraverso un percorso dedicato. Esistono già basi concrete su cui costruire: nell’Arsenale di Taranto si producevano navi militari dal 1894 al 1967; oggi si effettuano prevalentemente operazioni di manutenzione, anche grazie alla collaborazione di imprese locali. Inoltre, vi sono aziende metalmeccaniche e cantieristiche già operative sul territorio.
Il segretario ricorda anche la presenza degli ex Cantieri Tosi di Buffoluto, attualmente chiusi ma oggetto di un progetto di recupero e riqualificazione, così come l’ex Yard Belleli, destinato a essere riconvertito per la nautica da diporto. Queste realtà, pur con i loro limiti e specificità, rappresentano potenziali risorse che potrebbero integrare nuovi progetti di sviluppo. A tutto ciò si aggiungono le vaste aree del porto, che potrebbero fungere da solida base per riportare a Taranto la grande industria navale. Un’opportunità che non deve essere lasciata inutilizzata.
A Monfalcone e Marghera, come a La Spezia e Castellammare di Stabia, attorno ai cantieri sono emersi fornitori, progettisti e imprese specializzate. L'obiettivo è far crescere imprese capaci di operare oltre un singolo committente, non solo sostituire una grande fabbrica con un'altra.
La proposta di riportare la grande costruzione navale a Taranto è già in discussione. Si sollecita il Governo a collaborare con Fincantieri per esplorare la possibilità di costruire navi complete, sia da crociera che militari, analizzando separatamente le necessità dei due settori. Taranto vuole tornare a costruire navi, valorizzando le infrastrutture portuali esistenti.
Il primo passo è valutare gli spazi disponibili nel porto e nei cantieri, comprese concessioni, vincoli, fondali e potenziali investimenti e occupazione. Si chiede al MIMIT di avviare un confronto operativo con Fincantieri, l'Autorità portuale e le istituzioni coinvolte, includendo la Marina Militare dove pertinente. Entro 90 giorni è atteso un riscontro pubblico con soggetti coinvolti, ipotesi da valutare e un calendario definito.
"Taranto deve fare la sua parte. Regione, Comune, Autorità portuale, Politecnico e rappresentanze imprenditoriali dovrebbero presentare una candidatura completa su infrastrutture e competenze locali", per cui Confartigianato sottolinea una condizione cruciale: evitare errori passati dove grandi investimenti non hanno sostenuto un tessuto d’imprese autonome. È essenziale conquistare commesse attraverso qualità, organizzazione e competitività. Si propone di mappare le aziende qualificate o potenzialmente integrabili nella filiera.
L'eolico offshore rappresenta un'altra opportunità legata al mare, con potenziale coinvolgimento delle stesse imprese e professionalità.
Sulla formazione, il primo passo è identificare produzioni e competenze necessarie per poi sviluppare percorsi formativi con Regione, aziende, scuole e ITS. Seguendo l'esempio di Olbia, si potrebbe ampliare l'offerta formativa a Taranto partendo dal corso del Politecnico di Bari in Ingegneria Industriale e dei Sistemi Navali. Un Campus per la navalmeccanica e l'economia del mare può essere proposto per favorire progettazione navale, laboratori e ricerca applicata, in collaborazione con il Politecnico, la Marina Militare e le imprese.
"L'intenzione non è solo costruire navi a Taranto ma contribuire alla loro progettazione. Taranto vuole essere considerata nelle decisioni sull'espansione dell'industria italiana e non solo per gestire i danni di una crisi. È tempo che la politica nazionale riconosca le potenzialità di creazione di lavoro a Taranto", conclude Paolillo.