CRONACHE TARANTINE
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Acciaio verde (green steel), DRI, forni elettrici. Diciamoci la verità: ne abbiamo sentito parlare parecchio negli ultimi mesi - a esser riduttivi - nel tentativo di capire quale percorso - se esiste - si vuol intraprendere per la salvezza dello stabilimento siderurgico di Taranto.
Diciamo anche che da quando è cominciata quella che può considerarsi la vertenza ex Ilva (cioè dal 2012, ma anche prima) alla possibile chiusura dell'area a caldo, fissata per il prossimo 28 ottobre, sono passati anni, troppi anni. Senza vedere uno straccio di soluzione.
Eppure, nel mezzo di una crisi che sembra irreversibile, c'è una notizia. Almeno, una dimostrazione che fa capire come questo territorio avesse e possiede tuttora competenze che potevano e possono essere sfruttate per quella che un po' tutti invocano: la transizione ecologica.
Prendiamo l'esempio di una azienda di questa terra, di Massafra, che proprio l'altro ieri ha fatto partire, destinazione Germania, i componenti di un impianto DRI (Direct Reduced Iron, il sistema industriale che produce ferro preridotto utilizzando monossido di carbonio e gas naturale o idrogeno al posto del carbone e degli altiforni tradizionali). E' riferito al progetto siderurgico di Thyssenkrupp, che prevede la costruzione di un grande impianto di riduzione diretta del ferro (DRI) compatibile con l'idrogeno per sostituire i tradizionali altiforni a carbone, per un investimento complessivo di 3 miliardi di euro e che alla conclusione dovrebbe produrre circa 2,5-3 milioni di tonnellate all'anno di ferro ridotto.
L'azienda massafrese è la Modomec Srl, azienda dalle radici ormai profonde, sorta nel 1992. E' una impresa fondata dalla famiglia Montemurro.
A guidarla oggi è Domenico. Il figlio Michele con un pizzico di orgoglio, sintetizza la commessa spedita a Duisburg: "In verità sono ormai anni che operiamo anche fuori dal nostro territorio. Lavoriamo con importanti società di ingeneria, per cui realizziamo impianti per conto di grandi aziende ed è così che abbiamo portato la commessa a casa, in questo caso mi pare per uno dei primissimi DRI in Europa".
L'azienda massafrese non è certo una piccola realtà, tutt'altro. Conta circa 600 dipendenti, è attiva su vasta scala. Come per esempio a Livorno, dov'è impegnata per la costruzione e montaggio di una bioraffineria. Oppure a Castel Romano, dove sta nascendo il progetto-pilota Hydra (Gruppo RINA), una acciaieria a idrogeno di piccole dimensioni (cliente Danieli).
"In Europa stanno investendo molto sulla transizione - spiega Montemurro - e da parte nostra da tempo, da anni, ci siamo cimentati per guardare oltre il nostro territorio, diciamo che abbiamo allargato i nostri orizzonti, ponendoci al passo. Ma c'è anche la considerazione - osserva con un pizzico di amarezza - che ciò che stanno facendo altrove si poteva fare anche qui da noi, dove invece stiamo spegnendo la speranza di un possibile cambiamento". Ovviamente il riferimento è a ciò che sta accadendo sull'ex Ilva: "Avevamo e abbiamo il know how, per cui conoscenze e competenze per portare avanti un progetto di industria più pulita. E non parlo solo per la mia azienda, perchè sul territorio ce ne sono anche altre che potrebbero offire le loro competenze specifiche per guardare oltre quel che sta accadendo".
Come già accennato, nel corso degli anni, la Modomec s.r.l. ha maturato esperienze e qualificazioni significative nel complesso ambito dell'mpiantistica industriale. Ha operato nella siderurga, nella produzione di energia, negli impianti petrolchimici, nell'aeronautica. Si può affermare che - in generale - il territorio dovrebbe avere una visione che oltrepassi i propri confini proprio per diversificare ed essere presente su altri mercati? "Certo che si può affermare. Anche perchè solo così ci si può salvare, diciamolo sinceramente".
Tornando alla commessa in Germania, si può parlare di "un lavoro che porta nel cuore dell’industria europea le competenze maturate sul nostro territorio e contribuisce alla transizione verso una produzione d’acciaio più moderna, innovativa e sostenibile". E inoltre come "dietro ogni componente" spedito "ci sono persone, professionalità e dedizione. C’è una Puglia che sa costruire, innovare e misurarsi con le grandi sfide industriali internazionali. E in un momento così delicato per la siderurgia del nostro territorio - conclude Montemurro -, questo risultato è motivo di orgoglio e testimonia il valore di un patrimonio di competenze che merita di essere tutelato e valorizzato".