CRONACHE TARANTINE
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Come annunciato, i lavoratori hanno scioperato - mobilitazione tuttora in corso - in tutti i siti dell'ex Ilva in Italia. Proclamato da Fim, Fiom, Uilm e Usb, le motivazioni restano quelle già dichiarate al termine del vertice di Roma con il Governo dei giorni scorsi, vertice giudicato dalle conclusioni negative da parte delle sigle.
Senza dimenticare che proprio nei giorni scorsi Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria aveva deciso ufficialmente la sospensione di tutte le attività produttive degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto e annunciato la fermata temporanea, dal 15 novembre, degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure.
A Taranto, dopo l'assemblea di lavoratori e sindacati nel parcheggio della direzione dello stabilimento, è partito un corteo composto da migliaia di quelle che un tempo s'identificavano come tute blu, corteo che si è diretto verso la statale 106, in direzione raffineria ENI. Il che ha prodotto il blocco della Appia e della stessa 106, con conseguenze sulla Brindisi-Taranto. Alla manifestazione si è aggregato anche il sindaco di Taranto, Piero Bitetti. Al fianco dei lavoratori anche l'on. Francesca Viggiano e l'assessore comunale ai Lavori pubblici Lucio Lonoce.
Lo sciopero proseguirà per tutta la giornata, con la possibilità che la mobilitazione possa ripetersi anche domani (si è parlato anche ad oltranza). Verso mezzogiorno, la 106 - pur mantenendo il presidio sindacale - è stata liberata e il traffico proveniente dalla Brindisi-Taranto è defluito regolarmente. Resta, al momento, il blocco nella bretella tra la Appia e la 106, in pratica quella dei varchi dell'ENI, e sulla Appia stessa.
La novità è che il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha convocato i sindacati a Bari, assieme all'assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio, giovedì e non più venerdì, quindi anticipando di un giorno il vertice.
A Taranto, l'attività produttiva è attualmente ferma, con gli impianti messi in stand-by in attesa del giudizio della Corte di Cassazione fissato per il 20 ottobre sulla chiusura dell'area a caldo. Gli operai chiedono al Governo rassicurazioni concrete sul loro futuro, ritenendo insufficiente la semplice prosecuzione della cassa integrazione senza una reale prospettiva di reinserimento lavorativo. I sindacati reclamano un impegno deciso verso un "piano industriale di decarbonizzazione che coinvolga tutti i siti, un piano sociale a tutela dei lavoratori diretti, degli appalti e di Ilva AS, ricorrendo anche a strumenti straordinari di indennizzo, e un intervento diretto dello Stato per garantire la transizione e la salvaguardia occupazionale".
Lo sciopero, mira inoltre a sollecitare modifiche al decreto legge che si prevede verrà approvato dal Consiglio dei ministri. Nella sua forma attuale, il provvedimento è giudicato “inadeguato” in quanto prevede unicamente l’estensione della cassa integrazione per i lavoratori diretti e indiretti dell’ex Ilva, senza includere le altre istanze avanzate dai sindacati. Tra queste vi è il riconoscimento della natura usurante del lavoro in acciaieria e delle condizioni di esposizione ad amianto e agenti inquinanti, che permetterebbe di anticipare l’età pensionabile. Inoltre, si richiedono incentivi economici per chi decide volontariamente di lasciare l’azienda e garanzie legate alla riconversione industriale attraverso l’adozione di tecnologie come la decarbonizzazione e i forni elettrici.
Le proteste non si limitano a Taranto: anche a Genova lo sciopero ha generato mobilitazioni. Sul capoluogo ligure è intervenuta la sindaca Silvia Salis, che ha sfilato in corteo accanto ai lavoratori.
Luigi Bennardi, segretario Uilm di Taranto, ha dichiarato che "i manifestanti sono pronti ad autoconvocarsi presso le sedi della Regione Puglia e del Governo centrale se entro la giornata non ci saranno segnali", anche se la convocazione a Bari pare sia già acquisita come accennato.
Biagio Prisciano, segretario Fim Cisl Taranto, ha sottolineato l’inadeguatezza delle misure attualmente previste nel decreto legge. “Siamo qui per chiedere al Governo di intervenire nuovamente sul decreto perché le misure inserite sono insufficienti. Desideriamo parlare di lavoro, lavoro che deve rispettare l’ambiente e la salute, non solo di cassa integrazione”, ha dichiarato Prisciano. Ha inoltre auspicato il ricorso a strumenti straordinari per sostenere i lavoratori durante questo delicato periodo di transizione e ribadito la necessità di discutere piani industriali e strategie che offrano un futuro concreto per Taranto e i suoi lavoratori.
Il segretario generale della Fiom Cgil di Taranto, Francesco Brigati, rivendica come "oggi, per la prima volta, i lavoratori dell'ex Ilva, da Taranto, a Genova, a Novi Ligure, a Racconigi, scendono per le strade per rivendicare un futuro diverso".
LA MOBILITAZIONE A GENOVA
A Genova i disagi sono stati evidenti già dalle prime ore del mattino, con numerosi lavoratori radunati davanti ai cancelli dell’ex Ilva di Cornigliano per un'assemblea organizzata a seguito dello stop degli impianti deciso dai commissari straordinari. Oltre alla sindaca Silvia Salis, erano presenti anche il vicesindaco Terrile e i parlamentari Luca Pastorino e Roberto Furlan.
La sindaca ha criticato la mancanza di giustificazioni industriali per il trattamento riservato agli stabilimenti del Nord, sottolineando che “basterebbe un accordo sui mercati internazionali per l’approvvigionamento delle materie prime per risolvere il problema”. Salis si è inoltre unita ai lavoratori nel corteo diretto verso il centro della città.
Il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, arrivato a Cornigliano per esprimere il proprio sostegno, ha rimarcato l’importanza del sito genovese: “Non vogliamo la chiusura della fabbrica. Deve continuare a produrre perché il suo prodotto è altamente richiesto e altrimenti saremmo costretti a importarlo dall’estero”.