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"Quella fabbrica va chiusa", inutile girarci intorno. L'ex Ilva è ormai un gigante che non ha più motivo di esistere.

E Taranto merita di più, merita di vivere della propria ricchezza, merita un lavoro senza ricatti, che sia tutelato e non precario. "Taranto torna a vivere", non a caso, è lo slogan scelto dagli organizzatori della manifestazione del prossimo 17 ottobre - Onda del futuro - per far capire ancora una volta che la città ha bisogno d'altro, che il suo domani non è nel recinto di uno stabilimento fatiscente e pericoloso oltre che letale, ma è nel trasformare le sue potenzialità in opportunità. Coinvolgendo tutti, dai giovani ai disoccupati agli stessi dipendenti dell'ex Ilva e dell'indotto. Un nuovo modello di sviluppo che comprenda una vera protezione del reddito, attraverso un serio programma di bonfiche.
Conferenza stampa in piazzale Democrate delle associazioni che hanno voluto ancora una volta proporre alla città una manifestazione "a cui invitiamo tutti, anche coloro i quali in questi giorni stanno scioperando", perchè "siamo tutti cittadini di Taranto" e i problemi riguardano davvero tutti, visti numeri della disoccupazione ("circa 10mila persone senza lavoro") e il settore del commercio è in forte crisi ("tanti sono i negozi chiusi"), aspetti "che con la fabbrica non c'entrano nulla", a conferma che le rivendicazioni vanno oltre l'ex Ilva ma su un vero Piano per la città. "Perchè noi non siamo contro gli operai, ma siamo al loro fianco", ci tengono a chiarire.
Come è stato spiegato, "la tutela della salute prevale sul profitto" e questo principio non solo è nella Costituzione ma anche "nelle sentenze giudiziarie", fin dal 2012 quando la magistratura tarantina mise in chiaro le responsabilità sul disastro ambientale di Taranto. E non solo: "Da allora ci sono stati 11 morti sul lavoro, a conferma che quella fabbrica è del tutto insicura. Perchè molti lavoratori non hanno le tutele contrattuali e neppure dispositivi di sicurezza all'altezza". E allora c'è da chiedersi: "Perchè in tutti questi anni non si è fatto nulla? Perchè si continua a tenere in piedi una fabbrica che sta morendo". E ad affermarlo, ancora una volta, sono anche operai dello stabilimento: "Non ha più senso mantenerla in vita e nell'ultimo decreto del Governo c'è aria fritta. Peccato che i  sindacati se ne accorgono solo ora che bisogna cambiare pagina: ma sarà vero oppure è il solito ritornello che, purtroppo, in questi anni non ha prodotto risultati, visto e considerato quel che sta accadendo?"
Una delle strade per il cambiamento sono le bonifiche: "Finora le operazioni di bonifica hanno prodotto una percentuale bassissima di risultati e tra l'altro parte delle risorse economiche stanziate sono finite per alimentare nuovamente la fabbrica: lo dicono i documenti, lo dicono i fatti". Ecco il voltare pagina, e cioè l'occupazione con le opere di bonifica le cui risorse vanno recuperate davvero, che il cittadino possa controllarne il cronoprogramma per rendersene conto. 
Parole anche sulle tutele occupazionali, perchè "nessuno deve essere lasciato indietro": stop ai licenziamenti, ammortizzatori sociali al 100%, agevolazioni su mutui e affitti e tutela per chi è stato esposto all'amianto. Altri forti dubbi restano sulla decarbonizzazione e sui futuribili investimenti nelle aree dismesse ma non bonificate.
Ma la visione è a 360', perchè si è parlato di cultura e di giovani, di università e sanità: Taranto ha le competenze per costruire un futuro diverso e permettere ai giovani di non lasciare questo territorio, purtroppo già impoverito dalla fuga di cervelli e dai tanti che vanno via.
L'appuntamento, come accennato, è per il 17 ottobre, in piazzale Democrate, a partire dalle ore 16. Il corteo passerà dal Ponte di Pietra e proseguirà sulla Ringhiera, per attraversare il Ponte Girevole, via D'Aquino e concludersi in Piazza Immacolata. 
Alla manifestazione previste misure per la partecipazione di disabili, ci saranno servizi igienici accessibili, zone con volontari per l'assistenza. "Possono partecipare tutti, davvero tutti", è la rassicurazione, a garanzia che ci sarà supporto davvero pr chiunque ne sentirà il bisogno. "Perchè quella fabbrica va chiusa", e c'è bisogno che "la città faccia sentire la sua voce".

 

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