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Acciaierie d'Italia starebbe procedendo con la comunicazione a un numero crescente di dipendenti della sospensione dal lavoro, con conseguente collocamento in cassa integrazione a zero ore. A riferirlo è l’agenzia ANSA. 


Secondo quanto riportato da fonti sindacali citate dall’ANSA, le prime notifiche hanno interessato la sede di Milano, estendendosi successivamente anche al personale di Taranto. Nel frattempo, i dipendenti del centro ricerche Ionico si trovano in ferie forzate imposte dall’azienda da circa una settimana. La misura potrebbe anticipare un nuovo ricorso alla cassa integrazione straordinaria già prevista per 4.500 lavoratori del gruppo, di cui 3.800 solo nello stabilimento di Taranto.
La produzione soffre significativi rallentamenti: l'altoforno 2 opera al regime minimo, mentre l'acciaieria 2 è completamente ferma. Tra i fattori che aggravano la situazione figurano una sentenza della Corte d'Appello di Milano che ha previsto lo stop ad alcuni impianti, la carenza di materie prime e le difficoltà economiche dell'azienda.
Le prospettive occupazionali rimangono critiche anche dopo l'arrivo di 350mila tonnellate di bramme recentemente acquistate, solo in parte già scaricate. Sebbene questo materiale dovrebbe permettere la ripresa delle attività al treno nastri 2 a novembre, l’attività di laminazione sarà sufficiente a impiegare solo una porzione ridotta del personale dello stabilimento di Taranto rispetto all’attuale organico complessivo.
VERTICE AL MINISTERO DEL LAVORO PER PENSIONAMENTI ANTICIPATI
Dopo la convocazione del governo a Palazzo Chigi per l’ex Ilva il 27 ottobre, nel pomeriggio è arrivata anche quella del Ministero del Lavoro per il 20 ottobre, alle 16. Lo riporta una nota dell'agenzia AGI.
“Al fine di proseguire l’analisi delle misure per tutelare il personale dei rispettivi Gruppi e analizzare le ipotesi di trattamenti pensionistici anticipati, è convocata una riunione in modalità mista presso la ‘Sala Giugni’ della sede ministeriale di Via Veneto n. 56”, si legge nella mail di convocazione. Lo annunciano fonti sindacali. 
FIM, FIOM, UILM E USB DI GENOVA: "NESSUNO SI SALVA DA SOLO"
A rafforzare l'unità della battaglia sindacale, arriva una nota da parte di FIM, FIOM, UILM e USB (RSU AdI e Ilva in AS).
"La vertenza ILVA non è di Taranto o di Genova. È la vertenza di tutta la siderurgia italiana - scrivono le sigle -. Quanto sta accadendo a Taranto ci riguarda tutti. La serrata degli impianti, il ricatto della cassa integrazione a zero ore e il silenzio assordante sulle prospettive industriali sono un attacco a più di 15.000 famiglie che da anni chiedono solo di lavorare con dignità. Da Genova diciamo chiaro: non staremo a guardare. La lotta dei colleghi di Taranto è la nostra lotta". 
"Non accettiamo che il futuro del più grande gruppo siderurgico del Paese si decida con le chiusure e i sussidi. Vogliamo un piano industriale vero, vogliamo lavoro, non assistenza - aggiungono -. Chiediamo al Governo, di affiancare e gestire insieme al nuovo acquirente un piano industriale credibile e sostenibile, che preveda investimenti immediati nella decarbonizzazione: costruzione di forni elettrici e impianti DRI. È l'unica strada per garantire un futuro produttivo e occupazionale a tutti i siti, da Taranto a Genova". 
E poi concludono: "Per questo la RSU di Genova sostiene con forza la mobilitazione di Taranto e invita tutti i lavoratori dei siti del Nord a stringersi in un'unica, grande vertenza nazionale. Da Genova a Taranto, nessuno si salva da solo. O ci salviamo tutti o non si salva nessuno".

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