CRONACHE TARANTINE
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Gli scenari non cambiano rispetto a quanto denunciano da tempo i sindacati. Kyma Ambiente s'avvia ad alzare bandiera bianca e l'Amministrazione comunale non ha trovato, sinora, una strada differente.
In mattinata, in occasione del presidio dei sindacati sotto Palazzo di Città e a poche ore dal Consiglio comunale monotematico sull'argomento, il sindaco Bitetti ha convocato le rappresentanze dei lavoratori per un incontro che, alla fine, non ha prodotto nulla. Il primo cittadino è uscito dal palazzo per recarsi allo stadio, senza rilasciare dichiarazioni nè fermarsi con i lavoratori. Anzi, nell'incontro c'è stata tensione proprio perchè i sindacati speravano in buone notizie, e invece sono rimasti delusi. Il che provocherà nuova mobilitazione. "Ci dispiace per i cittadini, ma la situazione è questa e noi difenderemo i posti di lavoro", è l'avviso lanciato in piazza post incontro. E qualcuno aggiunge: "I mezzi insicuri non devono più uscire per operare".
Com'è noto, Kyma Ambiente è spronfondata in una grave crisi finanziaria da cui è davvero difficile uscirne, soprattutto volendone mantenere lo status pubblico (il Comune è socio unico, com'è noto). Si parla di una cinquantina di milioni in negativo, di cui almeno i trequarti sono debiti verso l'erario. Finora, è un po' l'accusa dei sindacati, si è tergiversato o quantomeno si è perso tempo alla ricerca di soluzioni che evitassero lo spettro del fallimento o della privatizzazione. Niente di tutto ciò è accaduto. Anzi, come hanno riferito i sindacati, ancora oggi l'Amministrazione comunale attende l'analisi economica - il bilancio, in sostanza - da parte dell'amministratore unico ing.Nacci, la cui 'testa' è chiesta ancora una volta a gran voce proprio da tutte le componenti sindacali. Inoltre, è l'altra accusa dei sindacati, a fine dicembre scade il contratto di servizio già in regime di proroga e il nuovo sarebbe in Commissione: "Non ne conosciamo i contenuti, e questo è un dato per noi negativo".
Quali sono gli scenari, adesso? In pratica potrebbe verificarsi la liquidazione giudiziale dell'azienda, con tutte le conseguenze del caso: incertezza sui livelli occupazionali, in primis. Oppure tentare la strada della composizione negoziata della crisi, che lascerebbe la proprietà al socio pubblico per trattare le esposizioni con banche, fornitori e fisco. Ci sarebbe anche il concordato preventivo, che prevede un piano per pagare in parte o a rate i debiti. Ci si chiede, però: con quali soldi, quali garanzie, visto e considerato che le casse dell'azienda sono vuote ormai da tempo?
Altra via - quella che un po' tutti cercano di scongiurare - è quella della privatizzazione. A quanto si sa ci sarebbero due imprese che avrebbero in mente di rilevare Kyma e affrontare un percorso di risanamento. Che passa dal valore, purtroppo in parte crollato, dei compendi aziendali tra cui l'inceneritore. E ciò che fa gola di quest'ultimo non è già l'impianto, ormai irrecuperabile, quanto le licenze. La privatizzazione, inoltre, metterebbe a rischio i livelli occupazionali. Del resto, ci sono in ballo 450 lavoratori, forse anche 500: in una città che già di per se depressa economicamente, non è una cifra trascurabile.
Insomma, una situazione davvero impossibile oggi da valutare nel suo epilogo. Se ne parla in Consiglio comunale dove, però, trovare una soluzione sarà davvero difficile.