CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Confcommercio, Unicoop, Confapi, Cooperativa CO.MI.OS. unite in difesa dell’equilibrio dell’ecosistema del Mar Piccolo. E lo fanno sapere con una nota congiunta, che riassume l'attuale situazione.
Il Mar Piccolo di Taranto è attualmente regolamentato dall’ordinanza N. 8 del 26 settembre 2022, emessa dall’amministrazione guidata dal sindaco Melucci. Questo provvedimento stabilisce il divieto di re-immersione nelle acque del primo e del secondo seno del Mar Piccolo di seme e prodotto destinati a stabulazione o rifinitura, se non appartengono alla specie autoctona della cozza nera tarantina o non sono di provenienza locale certificata. Tale misura mira principalmente a tutelare l’identità del prodotto tipico locale e a preservare l’ecosistema unico del Mar Piccolo.
L’ordinanza giustifica questa scelta con specifiche caratteristiche dell’ambiente naturale del Mar Piccolo, segnato dalla presenza di sorgenti sottomarine di acqua dolce – i cosiddetti "citri" – che creano un habitat di natura lagunare in comunicazione con il mare aperto. Questo particolare equilibrio contribuisce a determinare le pregiate qualità organolettiche delle cozze nere tarantine, che dal 2005 fanno parte dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T.), con la registrazione della "cozza tarantina" al numero 318 nella lista nazionale aggiornata al 2022 dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Nel 2023, queste preziose cozze hanno anche ottenuto il riconoscimento Slow Food, sottolineando ulteriormente il loro valore culturale e gastronomico, oltre che l’importanza di un rigoroso disciplinare per la produzione.
Uno degli obiettivi principali dell’ordinanza è proteggere l’ecosistema del Mar Piccolo dai rischi legati all’introduzione di specie aliene. Negli ultimi anni, infatti, sono stati segnalati episodi di re-immersione di mitili non autoctoni, provenienti da aree di produzione non certificate. Questi potrebbero essere portatori di specie invasive – come alghe o invertebrati – capaci di alterare l’equilibrio biologico dell’area e compromettere sia la qualità del prodotto locale sia la salute pubblica a causa di potenziali agenti patogeni o malattie come parassitosi.
Tuttavia, negli ultimi giorni alcune difficoltà nel settore mitilicoltore stanno portando nuovi problemi all’attenzione delle autorità. Un gruppo di operatori del settore ha avanzato all’Amministrazione comunale una richiesta di deroga parziale all’ordinanza, motivata dalla crisi produttiva generata da un’anomala ondata di caldo che ha causato una significativa moria del seme di mitili. Tale evento minaccia gravemente la produzione futura e pone gli operatori in difficoltà nella prosecuzione della loro attività.
Nello specifico, la richiesta prevede la possibilità di acquistare seme di mitili dall’estero, essendo l’intero sistema produttivo italiano colpito da questo fenomeno climatico. Tuttavia, emergono dubbi sull’effettiva tracciabilità del prodotto estero disponibile, considerata anche la nota carenza strutturale di seme in Paesi vicini come la Grecia – che spesso si rifornisce direttamente da Taranto – lasciando aperti quesiti sull'origine reale del seme che potrebbe essere importato.
Questa proposta ha ricevuto una reazione divisiva tra gli operatori locali: mentre un ristretto gruppo di produttori sostiene la necessità della deroga per contenere le perdite economiche, la maggioranza dei mitilicoltori si oppone fermamente a tale pratica per tutelare il proprio prodotto e preservare l'ecosistema. Anche il parere scientifico sottolinea come il secondo seno del Mar Piccolo debba essere escluso da questa pratica per prevenire ulteriori rischi ecologici.
Nonostante queste considerazioni, si sta valutando la possibilità – limitatamente al primo seno – di consentire tali operazioni con restrizioni rigorose sul periodo, sull’area interessata e sulla quantità. Tuttavia, permangono incertezze su come definire concretamente questi limiti e soprattutto su chi sarà chiamato a verificare la corretta esecuzione ed il rispetto delle norme imposte. Questi aspetti rendono tale soluzione, al momento, tutt'altro che semplice da implementare.
Oltre al fatto che un'eventuale re-immersione del seme nel primo seno risulterebbe un'operazione estremamente limitata, va considerato che la maggior parte della superficie coltivabile è sotto il controllo dell'Autorità Giudiziaria e, di conseguenza, indisponibile.
Tale scenario comporterebbe un vantaggio economico circoscritto a pochi beneficiari, ossia coloro che detengono concessioni su specchi d'acqua nel primo seno, senza apportare un reale recupero produttivo all'intero settore.
In conclusione, si ritengono imprescindibili gli obiettivi fissati dall’Ordinanza Sindacale n. 8 del 26/09/2022. Per questo motivo, ci opponiamo fermamente a qualsiasi deroga che consenta al Mar Piccolo di accogliere prodotti non autoctoni. I rischi associati a tali operazioni di re-immersione non possono essere sottovalutati né mitigati dal loro carattere temporaneo o dalla limitatezza dei quantitativi coinvolti.