CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Il porto di Taranto attraversa una fase di profonda trasformazione.
Da scalo storicamente legato alla grande industria pesante a piattaforma chiamata a diversificare traffici e investimenti, la sfida è costruire un nuovo modello di sviluppo fondato su logistica, intermodalità, transizione energetica e turismo crocieristico. Ne parla il presidente di Raccomar Taranto e amministratore di M-LOG, Giuseppe Melucci, che traccia un bilancio dello stato di salute dello scalo ionico e delle prospettive future.
«Taranto vive una fase di transizione profonda, non priva di chiaroscuri. Per decenni questo scalo è stato quasi esclusivamente al servizio della grande industria pesante, tra siderurgia, raffinazione e traffici di rinfuse. Quel modello monoculturale ha mostrato tutti i suoi limiti e oggi stiamo pagando il prezzo di una differenziazione arrivata in ritardo.
Allo stesso tempo, però, Taranto dispone di infrastrutture che non hanno eguali nell'Adriatico e nello Ionio: fondali naturali profondi, ampie banchine, vasti spazi retroportuali e una posizione strategica al centro del Mediterraneo. Lo stato di salute del porto è quello di un gigante che sta cercando di risvegliarsi dopo un lungo letargo, ma che continua a fare i conti con ostacoli operativi e burocratici che ne rallentano il cammino».
Secondo Melucci, una delle principali criticità riguarda il traffico container.
«Il molo polisettoriale rappresenta un'infrastruttura straordinaria, ma la piena operatività commerciale richiede continuità nei collegamenti marittimi di linea. Senza volumi costanti e frequenze affidabili dei servizi feeder, spedizionieri e caricatori finiscono inevitabilmente per rivolgersi ad altri hub del Mediterraneo».
L'altro nodo è quello dell'intermodalità.
«Avere banchine moderne non basta se il sistema gomma-ferro-mare non funziona in maniera integrata. I collegamenti ferroviari diretti con i corridoi europei TEN-T devono essere pienamente operativi, sostenuti da tariffe competitive e da tracce ferroviarie garantite. Infine c'è la questione burocratica: nello shipping globale il tempo è il fattore decisivo. Una nave sceglie dove scalare sulla base dell'efficienza, della rapidità e della certezza delle procedure».
Guardando alle prospettive di crescita, Melucci individua nella diversificazione la chiave del rilancio.
«Taranto non può più dipendere da un'unica tipologia di traffico. Una delle opportunità più importanti è rappresentata dall'eolico offshore e dalla transizione energetica. La città ha già ospitato il primo parco eolico marino del Mediterraneo e dispone degli spazi necessari per diventare un hub logistico e industriale dedicato all'assemblaggio, alla manutenzione e al varo delle grandi piattaforme galleggianti».
A questo si aggiunge il comparto crocieristico.
«Le compagnie internazionali hanno dimostrato negli ultimi anni che Taranto possiede una forte attrattività turistica e culturale. Le crociere non rappresentano soltanto un traffico passeggeri, ma anche una leva per l'intero indotto dei servizi portuali: dalle provviste di bordo al bunkeraggio, fino alle attività a terra».
Fondamentale, inoltre, sarà il ruolo della Zona Economica Speciale.
«La ZES Unica deve trasformarsi da strumento normativo a opportunità concreta. Le agevolazioni fiscali e la semplificazione amministrativa devono favorire l'insediamento di attività di trasformazione merci e logistica leggera nel retroporto, creando occupazione qualificata e rafforzando l'intero ecosistema portuale».
Sul ruolo di Raccomar, il presidente sottolinea l'importanza del lavoro di sistema.
«Non ci limitiamo ad assistere le navi all'ormeggio. Il nostro compito è creare connessioni tra istituzioni, Autorità di Sistema Portuale e mercati internazionali. Agli armatori dobbiamo presentare un sistema Taranto affidabile, coeso e competitivo».
La sfida è chiara: trasformare le potenzialità in risultati concreti.
«Un armatore non guarda ai confini amministrativi, ma all'efficienza, ai costi di scalo, alla sicurezza e alla velocità delle operazioni doganali. Servono un confronto costante con l'Authority, investimenti nella digitalizzazione dei processi e soprattutto stabilità. Taranto ha tutte le carte in regola per smettere di essere considerata un'eterna promessa e affermarsi come un polo logistico integrato di rilievo europeo».